Lo scorso weekend sono stato a Praga con alcuni amici. Ho girato parecchio tutto l’est Europa, Serbia Montenegro, Romania Ungheria, Polonia Slovacchia mi mancava la Repubblica Ceca.
La città è stata una piacevole sorpresa, nonostante ci fossero moltissimi turisti, non abbiamo praticamente mai fatto code per visitare questa o quell’attrazione. La capitale è posta al centro dell’Europa ed ha un fascino molto particolare, perché ha visto il susseguirsi di tre culture molto forti: i cattolici, i protestanti, e gli ebrei hanno governato la città più volte.
Le tracce di questa alternanza si notano in tutto il centro della città.
Praga è la città dove è nato Franz Kafka, lo scrittore più inquieto a cavallo nel novecento.
Studiato da moltissimi filosofi e psicologi, Kafka ha scritto due dei testi più importanti dell’ultimo secolo: Il processo e La metamorfosi. Nel nel Processo il protagonista scelto dallo scrittore, attende in modo estenuante una sentenza che non arriva e che non ha un vero e proprio oggetto giuridico.
Come se la vita fosse una lunga attesa di qualcosa che non arriverà mai perché siamo noi che dobbiamo andare a prendercela.
Nella metamorfosi invece, l’uomo si trasforma in una specie di scarabeo dalla forte corazza, come si stesse preparando all’avvenire di una grande tragedia. L’inconscio di Kafka sente l’arrivo dei grandi totalitarismi come il fascismo, il nazismo e lo stalinismo.
Egli,di origine ebraica, avverte che qualcosa si sta avvicinando e si trasforma in un animale più resistente, capace di sopravvivere sotto terra e di mangiare qualsiasi schifezza pur di sopravvivere.
Mi capita spesso di avere delle sensazioni o delle intuizioni. Credo sia una cosa abbastanza normale anche se non spiegabile razionalmente. Mi è capitato tantissime volte nella vita di pensare a qualcuno incontrarlo poco dopo, di sognare qualcosa e vederla realizzata nel giro di breve tempo e via dicendo.
Certo, se quello che si intuisce è positivo ben venga, ma se è quello che si intuisce ci mostra la fine di qualcosa o la distruzione di un progetto? Come ci si deve comportare in questi casi?
Come scriveva Terzani ne…”La fine è il mio inizio”, tutto ciò che finisce libera spazio per qualcosa di nuovo. Tutto ciò che ci sembra venirci incontro e lì per mostrarci un nuovo cammino.
Al centro di piazza Venceslao a Praga c’è un orologio molto bello dove colei che batte il tempo è la morte, come ricordarci che i conti, quelli veri, si fanno sempre con lei.
Come Vecchioni nella canzone Samarcanda racconta di un cavaliere che cerca di scappare, con il cavallo più veloce che c’è, dal destino che lo aspetta sempre alla fine del suo viaggio, noi dobbiamo prendere coscienza che tutto ha una fine.
In natura gli animali lo sanno molto bene, infatti non perdono tempo a non essere. Solo l’uomo è capace di scappare da questa regola naturale e di cercare di essere qualcun altro. Sono tanti motivi che ci spingono a non essere ma ad apparire come non siamo.
Uno è il giudizio, della famiglia della scuola della società degli amici dei nostri compagni e delle nostre compagne.
Un altro senso è il senso di colpa che proviamo quando notiamo che le persone vengono deluse dai nostri atteggiamenti più sinceri e naturali.
Il terzo è la vergogna, che proviamo quando siamo troppo esposti: a volte la felicità racchiusa in un gesto si tramuta in fastidio per come l’altro ci guarda.
Quando siamo sotto l’influenza di queste tre ombre abbiamo grandi difficoltà a relazionarci con gli altri, di conseguenza ci mostriamo come non siamo.
Il che alla fine è estremamente deleterio per noi e per le nostre relazioni. Comunicare ciò che non siamo significa creare false speranze ed aspettative che non saranno mai concrete.
Cosa possiamo fare per uscire da questa spirale? L’orologio di Praga ci dà un ottimo indizio: bisogna ricordarsi che tutto ha una fine. Che qualsiasi cosa noi facciamo lontana dal nostro essere non ci permette di vivere bene. Sembra un paradosso ma alcune persone non ascoltandosi si autodistruggono.
Per esempio, i figli dei grandi imprenditori che continuano le aziende di famiglia nonostante la loro vocazione sia magari quella di aiutare gli altri.
Oppure quei medici che dopo tantissimi anni di studio si accorgono di aver scelto una professione che non li stimola e al contrario mi fa sentire in una gabbia.
E ancora potrei citare tutti quei giovani che perdono il loro tempo ad emulare questo o quell’altro idolo.
Come il coaching può aiutare le persone a ritornare ad essere?
Il primo step è l’ascolto: imparare ad ascoltarsi è una grande fetta del lavoro, senza ascolto non c’è autenticità.
Il secondo è un lavoro di trasformazione autentica, le parti di noi che non sono allineate con il nostro essere possono essere riabilitate attraverso l’esercizio.
Come terza cosa ci sono gli obiettivi animici: ciò che è davvero lì per noi dobbiamo imparare a sentirlo.
Come quarta cosa, certamente non in ordine di priorità, non dobbiamo parlare del nostro lavoro interno. La nostra trasformazione avviene molto più velocemente se non disperdiamo energie parlandone con altre persone.
Io sono l’esempio di tutto questo lavoro: in pochi anni ho cambiato completamente la mia vita, in tutti gli articoli precedenti ci sono frammenti di ciò che io ho fatto per arrivare fino a qua. Ed essendo una persona non molto disciplinata, scommetto che anche voi potete arrivare ad essere in modo molto più veloce di me.
Lo stimolo poi ce l’abbiamo davanti tutti i giorni, la morte batte il tempo continuamente.
La carta dei tarocchi legata alla morte, la numero 13, ci insegna che da tutto ciò che muore si crea un humus vitale che fa rinascere il nuovo….come la fenice che risorge dalle ceneri.
Direi che non devo aggiungere altro.
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