Il 29 maggio 1953 Edmund Hillary, scalatore ed esploratore Neozelandese, conquistò l’Everest con lo sherpa Tenzing Norgay, scalatore Nepalese di qualche anno più vecchio. Se non sbaglio in quei giorni veniva incoronata la Regina Elisabetta, e l’evento della conquista del tetto del mondo non passò di certo in secondo piano.
Ciò che permise ai due di arrivare in vetta fu sicuramente, oltre a tecnica, talento e muscoli, il grande affiatamento tra i due. Infatti nella spedizione ci furono parecchi tentativi ma nessuno vincente a causa dei forti contrasti tra i partecipanti…..Hillary e Norgay invece raggiunsero la cima in perfetta armonia.
Hillary rimase sempre legato al popolo del Nepal, a cui doveva gran parte delle sue vittorie ed aiutò a costruire scuole ed ospedali, nonchè l’aeroporto di Lukla.
Hillary ha affermato di considerare i suoi successi in campo umanitario come la sua più grande conquista.
Hillary era dotato di un enorme TALENTO, vediamo quale.
Il Talento, non ha orari e limiti di età, l’ abbiamo da quando siamo nati……possiamo definirne alcuni come la spensieratezza, l’organizzazione, l’empatia, il dialogo.
Essere talentuosi è da tutti ……………magari in ambiti molto differenti e non è facile accorgerci spesso di averne….tutti hanno in mente il talento sportivo o quello di fare soldi.
Mental coach significa allenare la mente a fare da miglior strumento per raggiungere il nostro obiettivo….IN QUALSIASI AMBITO!
A volte non riusciamo ad esprimere il nostro talento…..perchè abbiamo paura.
La paura è naturale e ci protegge da qualcosa, paura della paura è un problema.
Ci sono paure positive e negative: quelle che salvano e quelle che bloccano. Ci va il coraggio di andare a braccetto con la paura.
Il più grosso scoglio è lavorare con le paure che arrivano dall’esterno.
Allora come poter superare attraverso il coaching i momenti di blocco provocati dalla paura ed esprimere al meglio i nostri talenti?
Utilizzando appunto la nostra mente.
Ma come direte voi che con la mente riuscite a costruire castelli di carta in cui vi perdere di continuo?
Attraverso un dialogo fatto di domande, mirate e concrete, e riposte precise……si ma a chi?
Dobbiamo individuare quella parte di noi che è in ansia o ha paura e domandarle cosa la sta disturbando….semplice no?
Direte questo è matto……si è vero, ma ogni volta che mi son fatto domande potenti ho poi risolto la questione in ogni ambito della mia vita.
Domande potenti vogliono rispote potenti dicevamo ed ora vorrei fare qualche esempio concreto così da potervi sciogliere ogni dubbio.
Lavoravo anni fa con uno sportivo, un giovane di talento, con un fisico ancora non maturo per fare il grande salto del professionismo.
Si allenava 4 ore al giorno dopo la scuola, per 5 giorni alla settimana più le gare al sabato o alla domenica.
Ogni sera era morto di fatica perchè il fisico non reggeva, e di conseguenza la testa lo bloccava e gli faceva sbagliare colpi elementari.
Gli chiesi, dopo aver capito il problema, che lui non riconosceva per nulla, PERCHE’TI ALLENI SUL CAMPO COSI’TANTO?
“PERCHE’ IL TALENTO VA ALLENATO LO DICONO TUTTI…..”. Una risposta corretta e precisa che mancava di un concetto.
” HAI RAGIONE MA COSA TI SERVE IL TALENTO SE NON STAI IN PIEDI?” chiesi io sapendo che il ragazzo avrebbe capito.
Non si può migliorare se si persevera con lo stesso atteggiamento che non ti porta da nessuna parte.
Decise di cambiare metodo, divise gli allenamenti in modo da sviluppare forza e resistenza, bilanciò correttamente le fasi di intensità e riposo,
in breve tempo prese 6 kg di muscoli e migliorò tantissimo il fiato. Si mise in più a dormire regolarmente e il suo allenatore lo premiò facendolo diventare capitano ed esempio degli under 14.
Cosa servono le domande potenti quindi? A smuovere ciò che ci ancora al presente, per farci prendere coscienza che il cambiamento ci farà progredire con facilità ed entusiasmo.
Una manager in ambito finanziario non aveva più una vita in quanto lavorava 16 ore al giorno.
Aveva guadagnato in 35 anni di carriera parecchi milioni ma aveva perso per strada marito,che si era dato alla vela , figli, scappati all’estero, e amicizie, tanto non aveva tempo.
Cosa le restava? Una bella vita di m……. mi rispose piangendo.
Le feci una domanda che la scosse profondamente ma che fu vincente a 360 gradi: “COSA TI E’ MANCATO IN QUESTI ANNI CHE TI FA PENSARE DI VIVERE UNA VITA DI M…..?”
“Qualcuno che mi chiedesse come sto, che si prendesse la briga di vedermi…guardarmi.”
Con pochi mesi di lavoro insieme, venne chiesto prima il part time, roba che in quell’ambito non chiede nessuno per vergogna e paura di esser fuori dai giochi, il prepensionamento, e nel mentre vennero riavvicinati marito e figli con la stessa cura che serviva a lei.
L’ASCOLTO E L’EMPATIA FANNO MIRACOLI.
Attenzione però, esistono persone che sono empatiche a comando, penso ai politici in campagna elettorale per esempio, che non hanno nulla a che vedere con ciò che ho descritto sopra…..PERCHE’ L’EMPATIA NON VUOLE PREMI, VOTI,SOLDI O FAVORITISMI VARI.
Lo smart working, la parità di genere, il ping pong o il calcetto nella sala giochi sono STRUMENTI COMPLEMENTARI!
IL VERO STRUMENTO, OVVERO IL TALENTO PRIMARIO PER LA BUONA RIUSCITA DELLE RELAZIONI AZIENDALI E NON SOLO, E’ L’EMPATIA.
Ovvero l’ascolto delle reciproche richieste per il miglioramento continuo del lavoro in funzione degli obiettivi.
E guardate che non intendo il problema……”sul volo mi han servito il brut italiano invece dello champagne francese”.
Perchè ho sentito anche questo…..