My own private Life Coaching.

Mi sono accorto che su questo Blog ho tralasciato per parecchio tempo alcuni aspetti della mia persona che forse possono essere utili a chi, incuriosito da quello che faccio, si chiedono come ci sia arrivato.

Sono nato nel 1978 e ho sempre vissuto a Torino. Tutt’ora pur abitando fuori città ho mantenuto un piccolo spazio vicino alla Gran Madre da dove parto per le mie escursioni di coaching, un po’ al Valentino e un po’ alla Maddalena.

Mi sono laureato in Storia del Cinema con una tesi sulla PAURA NEL CINEMA NORDAMARICANO, poi ho fatto due master, uno in effetti digitali e uno anni dopo in Coaching presso la SFERA COAHING fondata dal Professor Beppe Vercelli. Non sono figlio d’arte, in famiglia non ci sono psicologi, terapeuti o consulenti alla persona. Mio padre era un progettista e consulente e mia madre un’insegnante, mio fratello è nell’automotive.

Ho una compagna che fa la Chiropratica e un figlio nato nel 2017.

Sono della Vergine e ho l’abitudine ad ascoltare prima di parlare, sono un osservatore, un riflessivo, tutto l’opposto di quei coach in stile americano che utilizzano l’effetto wow per esporre le proprie argomentazioni.

Nonostante abbia iniziato con lo Sportcoaching, ho fatto moltissima esperienza nel Lifecoaching in cui ancora oggi mi cimento quotidianamente. Non sono un coach di gruppo, preferisco le sedute singole o al max con 3-4 partecipanti, solitamente piccoli gruppi di lavoro o famiglia. Ho scelto questo genere di lavoro perchè credo fortemente nella connessione emotiva con le persone e i coachee (clienti), cosa che ritengo poco attuabile con i grandi gruppi di lavoro, ma è un mio parere dato dalla Mia esperienza personale e non deve esser preso come una REGOLA. Mi hanno invitato più volte a tenere delle lezioni, anche in università, ma ho sempre rifiutato, per ora la mia visione è esser coerente nel binomio Pensiero/Azione.

Ecco ho appena svelato un mio principio: la mente e il corpo devono andare a braccetto e per provarlo ho scelto di fare coaching all’aperto, in mezzo alla natura, dove mente e corpo si riallineano automaticamente grazie all’esperienza di ciò che ci circonda: lo scoiattolo mangia le noci, l’albero rilascia ossigeno e si nutre di anidride carbonica, il cinghiale ara i sentieri della maddalena in cerca di cibo.

Ho letto e studiato parecchio, mi ritrovo però più nella pratica dei mistici come Gurdjieff o Yogananda, nelle geniali teorie di Steiner, nella musica di Battiato e nelle pratiche di Jodorowsky. Mi piacciono i Tarocchi e tutti gli strumenti che arrivano da lontano e dal passato.

Ho fatto il Covid, intorno a Pasqua, e sono guarito. E visto che se ne parla molto in questi giorni, NON SONO A FAVORE NE CONTRO I VACCINI, rispetto le scelte personali ed esigo altrettanto.

Il libro di coaching che più mi rappresenta è il manuale di Robert Dilts.

LA RELAZIONE

Nel mio coaching pongo particolare attenzione alle relazioni, non a caso sono anni che lavoro sul rapporto personale che si instaura nell’uomo tra IO ed EGO.

Per me è il primo atto del coaching. Ritengo che si debba avere l’umiltà di analizzare i nostri desideri e differenziarli, metterli in 2 insiemi, separarli. Credo infatti che sia più facile e più etico raggiungere i propri scopi se essi fanno parte dell’insieme dell’io ovvero dell’anima. Sostanzialmente però credo che sia più facile seguire l’insegnamento dei Greci: CONOSCI TE STESSO. La maggior parte degli uomini insegue obiettivi vicari, secondari, generici, non connessi a chi si è realmente e così si continua all’infinito per finire con l’esaurire le forze.

Parlavo ieri con un esperto di cavalli di quanto la connessione tra animale e cavaliere sia fondamentale tanto quanto l’allenamento per la corsa agli ostacoli: ecco credo che un uomo senza connessione col proprio desiderio dell’io sia un uomo perso, e che tutte le sue relazioni con il mondo siano monche, che bramino la completezza.

L’ESPERIENZA

Ritengo doveroso sottolineare che per me l’esperienza vale il triplo della teoria. E’ una scelta complessa ma vincente. Impariamo a nuotare tuffandoci in acqua, non leggendo libri sul nuoto. Per me, che come anticipavo sono un riflessivo, è fondamentale provare a fare dopo aver studiato qualsiasi cosa, lanciarmi è la mia salvezza e cerco di trasmetterlo ai miei coachee costantemente. Perché per essere un buon mentore bisogna aver provato con le proprie braccia ciò che trasmettiamo.

Considero l’esperienza il vero sapere, ovvero lo studio è incompleto senza la pratica. Ricordo come un professore universitario, che cercava di insegnare informatica in aula più di 40 anni fa, stanco di vedere i propri allievi non capire un h di quella nuova materia (all’epoca un hd da 1000 gigabyte era grosso come un appartamento), arrivò in classe con 60 cacciaviti e chiese loro di aiutarlo a smontare una macchina, in modo che ne imparassero più rapidamente il funzionamento.

Ogni emozione negativa si trasforma con l’esperienza, la depressione credo che possa trarre grande soluzione dal fare, ogni articolo che scrivo, ogni passeggiata in montagna, il gioco con mio figlio sono un toccasana per mio rinnovamento.

IL DESIDERIO

Una delle tappe fondamentali dei miei percorsi è la risposta al PROPRIO DESIDERIO.

Scritto in maiuscolo perchè lo ritengo il passaggio chiave per vievere beati.

Io come tutti vivo in un tempo in cui il desiderio è effimero, spesso preso in prestito, confuso, inappropriato, a-valoriare, parlandone alla Nietzche…..morto. E non è un caso che la crisi personale e poi quella sociale si alimentino sul non sapere cosa effettivamente perseguire nella propria esistenza. I grandi Maestri sono un esempio ormai inascoltato ma effetivamente appropriato di ascolto del desiderio, nell’ arte (LEONARDO), nella musica (ZAPPA), nello sport (BANNISTER), persino nel lavoro (EINSTEIN E MOLTI ALTRI), a livello spirituale poi ce n’è a dozzine.

Il desiderio è il carburante dell’anima, ciò che ci permette di vivere senza lamentarci, senza vedere sempre le complicazioni, i disagi, le preoccupazioni, il lato oscuro, la noia, l’abisso della ripetizione.

Per me è sito nel cuore e non nella mente, e semplicemente è quella sensazione che ci spinge a tirare guoi tutto il nostro CORAGGIO (AZIONE DEL CUORE), e ci da la forza di andare nella nostra direzione nonostante essa sia addirittura all’opposto del flusso della massa. Il desiderio in breve è ciò che spinge il bambino a cercare, ad esplorare, a toccare ciò che senza pregiudizio considera importante. Ecco il desiderio è L’IMPORTATNTE per ogni uomo, ciò che se non viene percorso creerà dolore.

Penso a Telemaco che vuole conoscere suo padre, che sente di non essere sufficientemente preparato dal Mentore, da cui apprende tutto tranne che il desiderio del proprio sangue.

Penso a Napoleone che sposta un esercito in 34 giorni da Parigi alla Polonia per affrontare austriaci e russi, senza il desiderio trasmesso ai suoi nessuno lo avrebbe seguito.

Penso a Pasolini che nell’Italia bigotta e moralista degli anni 60 attaccava i valori sociali (FINTI) beccandosi insulti da ogni dove.

Penso a Giordano Bruno messo al rogo per le sue idee troppo avanti….

Penso soprattuto a chi decide di cambiare strada, ad un tratto, nella propria vita, perchè si è accorto che il cammino deve cambiare, perchè è solo SUO.

Chiudo con una frase che un po’ racchiude tutto ciò che ho scritto fino ad ora:

“Le possibilità dell’uomo sono immense. Non potete neppure farvi un’idea di ciò che un uomo è capace di raggiungere. Ma nel sonno nulla può essere raggiunto. Nella coscienza di un uomo addormentato, le sue illusioni, i suoi ‘sogni’, si mescolano alla realtà. L’uomo vive in un mondo soggettivo al quale gli è impossibile sfuggire. Ecco perché non può mai fare uso di tutti i poteri che possiede e vive sempre soltanto in una piccola parte di sé stesso.” –

G.I.Gurdjieff


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