Follia e ragione…i limiti della felicità.

Quando Platone ha inventato la ragione, un sistema di regole con l’unico scopo quello di farci intendere basato sul principio di non contraddizione, ha voluto DELIMITARE  e DEFINIRE il significato delle cose. Un adulto vede un bicchiere come uno strumento per bere, un bambino, privo ancora di ragione, può vederlo come strumento per bere,  offendere, difendersi, giocare, suonare etc.

Un poeta che scrive alla luna, un pittore che dipinge orologi che si sciolgono, un architetto che progetta un grattacielo a forma di vela, hanno in comune con il bambino quel po’ di follia che  permette di andare al di la’ del significato razionale delle cose (astro, strumento che segna il tempo, costruzione atta a contenere persone ed oggetti che si sviluppa verso il cielo).

Questo non significa che la follia non ci appartenga se non rientriamo nelle categorie di bambino, poeta, pittore o architetto, infatti basti pensare che nel sonno, quando il livello cosciente si annulla a favore dell’inconscio le regole della ragione si fanno da parte per far posto ai sogni, il vero scenario della follia dove i significati mutano a seconda delle esperienze che facciamo.

I Greci antichi, un popolo intelligentissimo, pensavano che la follia fosse propria degli Dei e attribuivano ad essi innumerevoli volti e significati, Zeus era il padre degli Dei ma allo stesso tempo era tuono, fulmine ,toro, pioggia etc, era loro concessa la metamorfosi perchè il significato stesso di divinità non ammette limite alcuno.

Da questo possiamo dedurre che la ragione non è una verità assoluta, ma una serie di regole per ridurre l’angoscia e consentire una comunicazione univoca, essa però non è in grado di sovvertire completamente gli impeti della follia, perchè come abbiamo già detto quando dormiamo i limiti cadono.

L’etica quindi distinguendo il bene dal male, come la ragione che distingue il vero dal falso, è creata dall’uomo essere imperfetto e non dalla divinità che è aldilà dell’umano e dai suoi strumenti.

Così il giudizio, che imperversa nelle nostre vite spesso limitandole, è creato dall’uomo attraverso le regole dell’etica e della ragione, basti pensare che quando ci ammaliamo di gravi malattie la prima domanda che ci facciamo è “che colpe ho io per meritarmi tutto questo?”

Il senso di colpa che ci tormenta dopo aver fatto un’azione che alla ragione non appare etica è in realtà una costruzione: la colpa è data dallo scoinvolgimento delle regole della ragione a cui noi uomini del XXI secolo sottostiamo credendo di vivere così in modo civile, ma il senso di colpa ci viene aggiunto quando veniamo messi davanti alle sensazioni che abbiamo suscitato in chi si è scontrato con la nostra follia.

La mia personale esperienza mi porta ad affermare che il senso di colpa, indotto dalle regole della ragione non è altro che un limite imposto alla nostra felicità, il non poter perdere la testa per amore per esempio è una limitazione a cui l’uomo non dovrebbe essere esposto, in quanto si perde la gioia del sentirsi innamorato, del perdere appunto la testa, dell’essere folle!

In ogni scoperta, in ogni nuova invenzione di successo, in ogni nuova esplosione di gioia si cela il superamento della ragione (pensate all’ idea del telefono di quarant’ anni fa e guardate oggi che limiti il telefono ha superato centinaia di volte); l’obiettivo più richiesto in un percorso di Lifecoaching, guarda caso, è proprio il superamento delle barriere imposte dalla ragione per poter finalmente raggiungere quella felicità che la morale ci ha negato attraverso le proprie regole.

Provate a pensare quante regole ci impediscono di essere felici e quante di queste vorreste superare oggi…….


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