Il lavoro del leader comincia a scuola

Nella serie TV Goliath, un grande Billy Bob Thornton interpreta la figura di un avvocato un po’ sui generis. Alcolista e forte fumatore, divide il suo tempo tra lavoro e bar. Nonostante una spiccata classe e bravura nell’arte oratoria forense, egli sembra destinato a soccombere. Viene sempre coinvolto in cause dove la controparte è un colosso pieno di soldi e potere, ha continuamente il fiato sul collo dell’ordine, che lo reputa un avvocato poco etico e, come se non bastasse, riesce a mettersi costantemente nei guai da solo.

La sua salvezza sono le donne che gravitano intorno a lui. Sua figlia e le sue collaboratrici sono i suoi angeli. Perché? Perché sono in grado, (potenza femminile), di capirlo e di gestirlo al meglio nei momenti di crisi. Tutto ciò che serve loro, per tenerlo in vita, è guardarne le emozioni e i risvolti che esse provocano nella sua vita, dimostrandogli giornalmente che non è il solo a provare angoscia.


Lo strumento inconscio di queste splendide anime è l’intelligenza emotiva.
L’intelligenza emotiva stabilisce il modo in cui noi gestiamo noi stessi e il nostro rapporto con gli altri. I Greci avevano tre pronomi, l’io personale, il noi collettivo e l’io e te.
Già questo ci può far capire quanto i rapporti fossero, già all’epoca, definiti in modo separato.


Daniel Goleman, il teorico dell’intelligenza emotiva, divide i quattro aspetti della stessa intelligenza emotiva in questo modo.


L’autoconsapevolezza, ci aiuta a capire cosa stiamo provando e perché lo stiamo provando.


L’autogestione, che ci permette di gestire le emozioni difficili, quelle che ci angosciano e si protraggono nel tempo lacerandoci. In particolare, aiuta a capire che anche le emozioni che tentiamo a reprimere hanno una funzione positiva per noi, spesso protettiva e istintuale.


L’emotività, che ci aiuta a capire cosa sta facendo l’altro, che cosa pensa e che cosa prova.


Il quarto è mettere tutto insieme, attraverso l’intelligenza emotiva, per gestire la nostra vita senza sacrificare le nostre emozioni.


Seconda Goleman, queste quattro competenze devono essere insegnate dalle scuole elementari, solo in questo modo si formano delle persone adulte.
Negli studi fatti in classe, dove l’intelligenza emotiva viene insegnata fin dalla prima elementare, si è scoperto che il rendimento medio è sempre più alto di oltre il 20% rispetto a dove questa materia non è promossa. In più lo studio mette in risalto il fatto che da queste classi nascono ragazzi, sani, competenti pro attivi e disponibili a lavorare in un sistema.

Mentre le donne hanno per natura l’istinto a comprendere emotivamente ciò che hanno davanti, gli uomini, i maschi, queste abilità devono acquisirle.


Il perché è molto semplice da capire, una persona dotata di intelligenza emotiva sa gestirsi, sa gestire le proprie relazioni con compagna/o e con i figli, sa stare in un gruppo sociale o di lavoro, senza subirne gli effetti negativi che possono crearsi all’interno delle relazioni.


Per fare un esempio concreto, un leader, a livello lavorativo, familiare, sociale e culturale, è completo quando è in grado di capire che tipo di emozioni ci sono intorno a lui. Per questo, si ricordano come leader quelle persone che hanno messo al centro dei loro progetti, l’ascolto e l’attenzione nei confronti dell’altro.


Esistono culture aziendali che, pian piano, stanno sempre più motivando i propri dipendenti a sviluppare le competenze emotive, prima di quelle cognitive o tecniche.
Questo avviene perché si è capito che la conoscenza della materia ha un valore minimo nella gestione dei gruppi, mentre le competenze emozionali superano l’80% di efficacia nel lavoro con altre persone.
Quando una famiglia, un’azienda, una società riconosce di aver bisogno di un leader è davanti a un grande bivio.


Se sei in grado di far emergere prima quelle persone che sanno, conoscono e praticano l’intelligenza emotiva ne trarrai un enorme vantaggio.
Il perché lo si vede nella società attuale.


Le famiglie che funzionano sono quelle dove c’è ascolto, dialogo, condivisione delle emozioni e mancanza di giudizio .
Le aziende che durano nel tempo sono quelle che hanno dato le chiavi del potere a persone in grado di saper gestire i gruppi in modo umano.
In politica, da anni, queste figure sono assenti in tutti gli schieramenti e le conseguenze sono ben visibili.


La società dell’uomo forte è fallita o si trascina i pezzi rotti.
Ma come si cambia questo stato?
Il mio lavoro da Coach si sta sempre più concentrando sulla trasformazione delle competenze da tecniche ad emozionali.
Siamo saturi di qualifiche e poveri di sentimento.
La nostra società necessita di un cambiamento veloce, in particolare per i nostri figli e per i giovani che si approcciano al mondo del lavoro. Per farlo però devono cambiare gli adulti, dobbiamo essere in grado di mutare in fretta.


Ecco tre regole piuttosto semplici che consiglio sempre per sviluppare la nostra emotività.


Il primo lavoro va fatto su noi stessi, bisogna esercitarsi costantemente ad ascoltare cosa proviamo. Solo con questo esercizio saremo in grado poi di ascoltare gli altri.
Ciò che proviamo è una cartina di tornasole che ci permette di confrontarci con il mondo che ci circonda attraverso il sentire.


Il secondo lavoro va fatto con l’altro, ovvero con le nostre relazioni più strette, familiari e amici vicini. In questo modo si risolvono parecchie incomprensioni e contrasti, ponendo attenzione all’altro vediamo in modo chiaro anche quello che di nostro non funziona.


Il terzo lavoro va fatto nella comunità, al lavoro, nel sociale, dove la quantità di emozione è talmente ampia che diventa ciò che Jung definiva inconscio collettivo.


La potenza dell’emozione sociale è talmente ampia da poter decidere le sorti del luogo in cui si vive. In una società dove le emozioni principale è l’odio ci saranno sempre più reati e guerre. Una società dove invece c’è l’attenzione verso ciò che prova l’altro automaticamente i contrasti verranno meno.


Va fatta una scelta importante, ci si deve abituare a guardare l’altro come parte di noi e del nostro progetto. Se l’altro è ostile, faremo fatica.
Un esercizio che consiglio, per sviluppare in modo autentico e veloce queste competenze emotive, è di aprirsi verso gli altri senza pregiudizio.
Per esempio, si può parlare di un evento a cui siamo stati e di come ci siamo sentiti.
La cena di Natale, il compleanno di un amico Amica, il concerto, la reunion con gli ex compagni…eccetera eccetera.
È vero, è un esercizio faticoso, ma è il modo più efficace per vedere anche l’altro aprirsi .
Provate e poi ditemi com’è andata.


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