Il difetto che ci fa vivere male (ovunque).

Nella serie TV The Girlfriend, da poco uscita, una madre e una fidanzata si contendono l’amore del figlio e futuro sposo.

Entrambe usano diversi trucchetti per screditare la rivale e portare il favore del ragazzo dall’una o dall’altra parte.
Le due arrivano a comportamenti talmente meschini da giugere perfino ad azioni violente e pericolose.

In questo dramma senza lieto fine, vengono utilizzati stratagemmi e forme di manipolazione psicologica delle più subdole. Per infangare il nemico si adoperano le peggiori strategie di annientamento della figura nemica.

Nello svolgersi della storia si capisce che, più una accusa l’altra delle peggiori nefandezze, più entrambe si macchiano della colpa di mentire per avere dalla propria l’oggetto del desiderio. E’ un’escalation costante, per cercare di rendere l’altra un demonio davanti agli occhi dello sfortunato protagonista.

Entrambe denotano un problema di fondo: chi non conosce il proprio valore tende a far di tutto per ottenere il maggior numero di consensi dall’esterno. Provocando in questo modo la reazione opposta.

SEMPRE!

Quando finisce una relazione, è sempre una tragedia. Solitamente da entrambe le parti si fa il possibile per tentare di cucire gli strappi, per poi accorgersi che gli strappi sono talmente ampi da non poterci mettere più una pezza.

Possiamo provare a mettere tutto il nostro potere per cercare di risanare la situazione, ma spesso e volentieri la cosa non funziona, per i motivi più ampi.

A volte le relazioni nascono per un desiderio di entrambi che sembra simile, ma in realtà è molto diverso.

Una nuova famiglia, un figlio, un’attività comune (quante volte moglie e marito aprono un ristorante per poi prendersi a padellate in cucina?)….Nelle relazioni si prova a migliorare le esperienze passate…. a volte invano. Così ci si lascia e si ricomincia da capo.

La fine di un rapporto comporta sempre dolore e la colpa.


Normalmente le persone non vogliono sentire il dolore e quindi lo trattengono. Trattengono fino a poi portarlo nella nuova relazione. E il dolore, come per magia, diventa protagonista del nuovo legame.
Dovremmo fare lo sforzo di accettare il dolore e colpa e poi vivere il lutto della separazione….non lo facciamo mai.

Anzi la questione è molto difficile e spesso si continua a cercare l’altro, a riprovare una comunicazione che in realtà non funziona, perché non sono cambiate le basi. Rientrare in una nuova relazione con le stesse basi non porterà a niente di buono.


Anche in ambito aziendale succede più o meno la stessa cosa: le relazioni all’interno degli uffici si rompono.

Ed è difficile, come a casa, stare 8-10 ore con colleghi che non si sopportano, con capi che non si amano e con persone che non riescono a lavorare bene perché sono in conflitto costante con gli altri.


La comunicazione e di conseguenza la buona riuscita delle relazioni non viene mai insegnata. Viene appresa dai bambini guardando i genitori, i familiari, i fratelli e le sorelle, i maestri e le maestre, la TV, i media, i coetanei.


Ma se tutti questi interpreti non sanno comunicare e quindi non sanno relazionarsi, noi avremo esempi sbagliati da cui attingere.
Le parole che utilizziamo sono importanti, perché prima le pensiamo poi le diciamo e il nostro dire le porta nel mondo creando una reazione…..quasi sempre contro di noi.

Il nostro mondo solitamente si divide fra casa e lavoro.
Quindi è molto probabile che in uno di questi due luoghi, le parole che diciamo creino conflitti, alimentino il giudizio, e scatenino il senso di colpa; inevitabilmente si creeranno rotture.


La soluzione c’è ed é tra le più difficili.


Per risolvere i conflitti relazionali, derivanti da una comunicazione errata, va presa una responsabilità. Dobbiamo sforzarci di capire che l’altro è uno specchio, e quindi ci ridarà tutto quello che noi li portiamo.
Il mio lavoro,in sintesi, consiste nel far vedere proprio questa dinamica, aiutando i manager e poi i loro impiegati a capire che lo specchio in cui ci vediamo riflette SOLO nostri problemi.


Puntare il dito contro l’altro significa rivolgerne tre contro noi stessi.


Va posta attenzione in primo luogo al nostro dialogo interno. C’è gente che al mattino arriva sul posto di lavoro, arrabbiata per questo o quel motivo. E come un copione già scritto, scarica sugli altri le proprie frustrazioni.

Spesso una persona lo fa mascherando il vero problema e come risultato scatenerà ancora di più le dinamiche tossiche.
Se sei stanco di generare continuamente conflitti o di subirli, posso aiutarti.

Ma c’è un ma. O sei pronto a cambiare, a renderti conto che hai creato tu i conflitti, che sei parte in capitolo delle problematiche oppure tutto tornerà in breve tempo come prima.

E’ una questione di consapevolezza: rispondi alla domanda qui sotto.

Come ti sentiresti dopo aver dialogato per un po’ con te stesso?

Sii sincero…..


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