Il cambiamento passa da una porta…di fuoco!

La Divina Commedia è uno dei libri più indicati per introdurre il tema di questo articolo.

Dante si perde nella selva oscura, metafora per indicare uno stato di crisi profonda, che la retta via era smarrita, ovvero tutto il razionale non era più sufficiente per affrontare la vita senza paturnie.

Qui incontra il mentore o coach, come vi pare, Virgilio, che inizia a guidarlo dalle parti più basse dei malesseri dell’inferno verso la luce del paradiso, dove tutto è gioia e dove l’aspetta l’amore.

Virgilio gli mostra le pene dei peccatori, di quelli che in vita non si sono ascoltati e si sono accontentati di piaceri fisici e materiali. Dante non si riconosce in loro perché ha seguito il desiderio di scrivere e di produrre qualcosa di bello ( bello come bellum, guerra, ovvero, la bellezza come azione costante, mai fermarsi!!!).

Passato l’inferno entrano nella fase forse più noiosa, quella che sembra non finire mai, il purgatorio, dove le anime devono compiere delle azioni riparatrici per potersi svincolare dai peccati fatti in vita e poter, dopo il tempo necessario, accedere alla grazia del paradiso.

Ed è qui che posso collegare Dante a questo articolo: tra il purgatorio e la beatitudine c’è un muro di fuoco da oltrepassare. Egli è restio a passarlo, ha una paura enorme e non si sente degno di poterlo attraversare. Ancora una volta il suo mentore/coach Virgilio gli dice che dietro a quell’ultimo sforzo ci sarà l’amore e tutto ciò che ha sempre cercato.

Dante, incoraggiato dal compagno poeta, abbatte l’ultima delle sue resistenze: prende coraggio, si affida e si fida di Virgilio e passa la soglia ardente. Per farlo opera un autoriconoscimento: si rende conto di essere degno di poter entrare, di poter osare, senza vergognarsi di quello che è il suo passato.

Uno dei problemi principali che un cliente di un Coach deve affrontare durante il percorso che lo porterà verso la felicità si chiama vergogna. La vergogna è una sensazione piuttosto fastidiosa che abita la maggior parte degli esseri umani. Il senso di vergogna nasce nell’insieme socioculturale dove noi viviamo.

Apparentemente siamo una società molto libera, possiamo andare in giro vestiti o svestiti più o meno come si vuole, sfoggiare 1000 e più tatuaggi, spendere e spandere a destra sinistra per le cose più inutili.


Ma molto semplicemente tutto questo viene cancellato dal fatto che proviamo molta vergogna a fare determinate cose, spesso molto meno evidenti di quelle sopracitate .


A volte la vergogna inizia in casa tra le mura domestiche, quando i genitori ti dicono, “ma non ti vergogni a fare o a non fare questo quello”. Non sempre così, ma spesso accade. Sicuramente la vergogna vede come ampio bacino di nascita il tempo dell’adolescenza.

I giovani, inseriti in un sistema sempre meno rispettoso dell’individualità, si trovano costretti a nascondere le proprie emozioni e i propri sentimenti per non essere scherniti dal gruppo/gregge.

In parole povere a quell’età non bisogna farsi vedere fragili se no si rischia di essere esclusi e presi in giro. Quelli della mia generazione, diciamo cresciuti tra gli anni 70 e 80, si ricordano bene il “ti devi vergognare”. Questo era uno dei rimproveri più frequenti in casa, a scuola, in chiesa, per strada, eccetera eccetera.

Per la nostra società i bambini e i giovani devono nascondere il proprio sentimento, devono soffocare ciò che provano e sentono e ciò è estremamente deleterio per il futuro, perché li blocca a non sentire ciò che per loro sarebbe il top. Pensate a un Mozart che non suona per vergona, un disastro per la musica moderna!
L’ inadeguatezza dell’adolescente che deve vergognarsi del corpo che sta cambiando, per esempio, creerà grosso scompenso da adulto: vi è infatti una grande possibilità che quella vergogna si estenda in altri campi, non solo in quello fisico ma anche in quello mentale, emotivo o spirituale.

La vergogna è strettamente collegata al senso di non dignità, ovvero si pensa di non esser degni di partecipare a quella cosa, a stare in un gruppo, a fare determinate cose, a svolgere quel tipo di lavoro o mansione.
Quando la vita o quello che facciamo in generale, comincia a starci stretto, ci mettiamo in testa di voler cambiare e di prendere delle nuove strade, ci affidiamo a Coach, terapeuti, guru, maestri di ogni tipo, che sono lì apposta per darci una mano a fare quei passi che da soli non riusciamo a compiere.

Iniziamo il percorso, cominciamo a piccoli passi a cambiare e poi a un certo punto è come se un elastico ci riportasse al punto di partenza; non vi spaventate questo accade più volte durante la nostra strada verso il cambiamento è una cosa fisiologica.

Come se una forza oscura ci volesse riportare alla condizione di partenza, spesso condizione dannosa da cui vogliamo scappare, ma almeno conosciuta ed in cui sappiamo sguazzare.

Il non sentirsi degni di poter avere o ricevere qualcosa di più nella vita, di poter fare, di poter eccellere, di potersi esprimere come si vuole è uno dei tre limiti più grandi per l’evoluzione dell’uomo e della sua anima.


Per esempio, conosco una persona che studia pianoforte da quando aveva sette anni e non ha mai fatto un’esibizione, un concerto, pur essendo veramente molto bravo, perché non si ritiene l’altezza e si vergogna. Purtroppo tendiamo a ripetere gli schemi dannosi che ci bloccano perché ci danno certezza e sicurezza…

Come se certezze e sicurezza esistessero realmente, invece sono una totale invenzione della ragione perché nulla è certo e nulla è sicuro. Per colpa di come veniamo trattati nell’infanzia e nell’adolescenza, ci vergogniamo di apparire come realmente siamo, tendiamo ad essere invisibili, perché riteniamo che questo atteggiamento ci salvi dallo scherno e dall’esclusione…e questo fa di noi esseri vulnerabili.

La dignità va riconquistata perché ogni persona ha diritto di esprimersi e di essere come gli pare, fare tutti i cambiamenti necessari alla nostra evoluzione in barba alla vergogna, la paura al giudizio, al senso di colpa, alla rabbia, a tutto ciò che proviene da un divieto, da un dito puntato.
Finché cercheremo fuori di noi, qualcuno che possa lenire il nostro dolore e ci possa autorizzare ad essere finalmente chi siamo veramente, saremo sempre nella situazione infantile del bambino che non è autorizzato a essere quello che realmente è.


Così invece che avanzare verso ciò che veramente ci può far star bene, ci sfoghiamo con relazioni più o meno tossiche, sia nei confronti dei propri congiunti, dei figli, dei colleghi e dei genitori. Speriamo soldi in beni materiali, che spesso non ci servono, fino ad arrivare ad auto sabotarci e a cadere nelle dipendenze di ogni tipo. L’avere tante cose e apparire diverso da come si è spesso serve a non sentire questo senso di vergogna, in realtà però è come dare l’anestesia a un malato senza operarlo, quando si riprenderà sta male come prima o forse peggio.

Se poi, per un motivo per l’altro decadono improvvisamente la parte materiale o la parte estetica, il dramma si fa ancora più veloce e intenso.

In realtà la nostra felicità si basa sul riconoscimento, sull’ essere visibile in tutti i nostri aspetti e sentirsi accettati: così saremo molto più efficaci e capaci di affrontare qualsiasi ostacolo e problematica.
Indubbiamente, per non avere paura della vergogna, dobbiamo sentirci degni, un po’ e dare una nuova luce alla nostra storia personale. È un lavoro interno, nessuno ci darà mai l’autorizzazione a essere se non noi stessi.


Per farlo esiste un modo, da me più volte sperimentato ahimè, che vede la prima fase di accoglienza del nostro limite e poi un lavoro metodico e e certosino di per scalfire piano piano questa nostra resistenza.
Sembrerà strano, ma è molto comune, lo vedo anche nei miei clienti, che andare ad individuare e ad accogliere il problema è molto difficile e complesso se non si ha una guida abituata a farlo.

A volte mascheriamo i nostri blocchi e quindi la nostra vergogna in modo così perfetto da non riuscire più a riconoscerla e trovarla dentro di noi.

Questo è ciò che capita: vogliamo attivarci e vogliamo agire, vogliamo cambiare, vogliamo essere migliori, sentirci meglio, ma tutto questo è vanificato dal fatto che non sappiamo effettivamente che cosa realmente ci impedisce tutto ciò.


E qui entra in gioco il coraggio, che ci permette senza mezzi termini, di accedere alla nostra ombra, a ciò che teniamo più nascosto e con piccoli passi ci aiuta a renderla visibile.

Inizieremo quindi a sentirci meglio, e cominceremo a fregarcene dei giudizi negativi che torneranno forti nei nostri confronti quando metteremo a nudo la nostra vergogna. Vedremo i giudizi e le critiche come opinioni legittime ma che non ci scalfiranno più, intorno a noi potranno pensare quello che vogliono e ciò non ci disturberà.


Per fare un esempio lampante, io mi sono sempre vergognato di scrivere qualcosa di mio pugno, oggi come potete vedere sul mio sito ci sono più di 50 articoli scritti da me. Proprio dietro la mia vergogna si nascondeva la professione della mia vita, che non avrei mai fatto senza lavorare su questo importantissimo blocco.
Trasformare questo impedimento, non farà altro che farà crescere la nostra autostima e la nostra auto efficacia e ci porterà ad affrontare il cambiamento in modo più risoluto e concreto.

SE TI VERGOGNI DI QUALCOSA HAI UNA NUOVA SFIDA DA VINCERE PER SENTIRTI PIENAMENTE REALIZZATO.

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