Ieri sono salito a piedi alla Sacra di San Michele, luogo storico piemontese situato a pochi chilometri da casa mia. Con un caro amico abbiamo deciso di salire da un versante, al sole, e scendere da un altro, nell’ombra del bosco, godendo del tiepido sole e della temperatura più che accettabile.
La Sacra di San Michele è stata costruita sul monte Pirichiano o dei porci, un monte che, guardando Torino dall’alta Val Susa, si trova sulla destra. Inizialmente però, la Sacra doveva essere costruita sul versante opposto della Valle, sul monte Caprasio o delle capre , oggi chiamato Rocca Sella, proprio sopra casa mia ,da cui il paese Caprie.
La leggenda dice che, pur avendo cominciato a costruire l’abbazia sul monte Caprasio, nella notte alcuni angeli, senza farsi vedere, spostarono le grandi pietre sul monte di fronte. San Giovanni Vincenzo, che allora era incaricato della realizzazione, appostatosi di notte per capire chi trafugasse i materiali, vide con sorpresa gli angeli all’opera… così, rassegnato al volere supremo, decise di spostare la costruzione sul monte Pirichiano.
Carlos Castaneda, scrittore americano autore di numerosi libri sulla cultura Tolteca, nel suo incontro con Don Juan, la sua guida nel mondo nuovo, un po’ come Virgilio per Ulisse, ci racconta come ad un certo punto il suo mentore si metta a spiegargli quali sono i quattro principali nemici dell’uomo secondo la sua antichissima tradizione.
Castaneda era alla ricerca della conoscenza ed aveva interrogato il suo mentore Don Juan su questo argomento, quest’ultimo gli rispose che, un uomo di conoscenza è un uomo che ha seguito fedelmente i sacrifici dell’imparare, un uomo che senza affrettarsi e senza esitare è arrivato fin dove ha potuto nello svelare i segreti del potere e della conoscenza. Oltre a questo gli disse che non tutti gli uomini potevano diventare uomini di conoscenza ma che c’erano delle prove da superare piuttosto impegnative.
Secondo la tradizione tolteca l’uomo deve sconfiggere i suoi quattro nemici naturali per acquisire la conoscenza. Chiunque secondo Don Juan può diventare un uomo di conoscenza, basta che sconfigga i quattro nemici.: la paura, la lucidità, il potere e la vecchiaia.
In questo breve testo parlerò dei primi due nemici e di come il coaching che propongo ha a che fare con essi e come si propone di superarli, ma prima adatterei al presente il vocabolo lucidità e lo trasformerei in ansia di arrivare all’obiettivo.
La paura è il primo nemico e spesso l’uomo si ferma davanti ad essa smettendo di progredire. Per paura non facciamo determinate azioni che potrebbero giovare alla nostra situazione e decidiamo di rimanere in un sistema di falso piacere.
Il compito del mio lavoro è proprio quello di far vedere alla persona che tutto ciò che si cela dietro ad una paura non è nient’altro che la realizzazione del proprio desiderio e di conseguenza della propria felicità.
Spesso utilizzo la tecnica del cambiamento del punto di vista, dove il cliente riesce facilmente a percepire che, la realtà intrisa di paura che in questo momento si trova di fronte e lo sta bloccando, è solo una parte, la sola parte che riesce a vedere mentre intorno c’è tanto altro di bello. Qualsiasi forma di paura è facilmente superabile tenendo presente che ogni risultato avviene dopo molti fallimenti e altrettante sfide che la paura stessa ci impone.
Don Juan riporta a Castaneda che superata la paura arriva quasi come conseguenza la lucidità cioè, superato il timore si riesce a vedere in modo chiaro il proprio obiettivo.
Ora essendo quello di Castaneda, un testo scritto negli anni 60, traducendolo al nostro tempo la lucidità è una parente strettissima dell’ansia, dell’obbligo al risultato. Una volta identificato un obiettivo, abbiamo sempre molta fretta di arrivare adesso, a volte spinti da un’auto giudizio troppo forte o da un senso di competitività sociale elevato. Il risultato a cui aspiriamo ha però una determinata tempistica risolutiva, ovvero non si arriva ad un risultato se non si compiono determinati processi o procedure che hanno ognuna il proprio tempo di realizzo.
Jung ne aveva parlato definendolo come timing. Per il grande psicologo svizzero, ogni periodo della vita dell’uomo atto a definirne una conoscenza tramite esperienza ha bisogno di un tempo specifico, quindi è necessario non aspettarsi un risultato prima del tempo da esso richiesto.
Per esempio, quando un imprenditore crea un nuovo team di lavoro, non si può aspettare risultati immediati e soprattutto che tutti i membri siano allo stesso livello alla partenza del progetto. Anzi, è molto più facile abbattere l’illusione della perfezione iniziale, apprendendo il concetto di progresso o progressione.
Infatti nessun gruppo di lavoro ottiene il 100% dei risultati all’inizio della propria creazione, ma li raggiunge con un progressivo avvicinamento fatto anche di tantissimi errori e sbagli… sbagli che devono essere fatti, perché sono gli unici che ci fanno capire che la nostra direzione ha preso una strada troppo rigida e va smussata.
E come fare a capire quando l’ansia di arrivare ad un risultato ci porta a non rispettare la tempistica fisiologica?
Due sono gli aspetti evidenti di questa falsa partenza:
1-le cose vengono fatte in modo non progressivo ma a blocchi che, vedono tanto lavoro accumularsi e poi tanto tempo per recuperare gli errori fatti,
2-l’altro è sicuramente un deficit di energia fisica e mentale costante.
La scelta di non avere paura e di conseguenza di non incappare nell’ansia è una grande risorsa per l’uomo, perché fatta tale esperienza in un settore della vita è facilmente replicabile ovunque si voglia, col mio lavoro naturalmente i processi si velocizzano e le risorse aumentano.
Pensando un attimo alle parole di Castaneda, la paura e l’ansia non sono altro che due dei più grandi ostacoli per l’uomo: ci mettono in condizione di rinunciare ai nostri obiettivi senza verificare con l’esperienza se sono realmente perseguibili e ci costringono a sperimentare la fretta di arrivare al risultato facendoci perdere la bellezza dell’avvicinamento graduale ad esso.
Fine parte prima.