Quando ero piccolo, intorno ai 13/14 anni passavo il mese di agosto al mare ad Alassio. Essendo piuttosto irrequieto e non riuscendo a stare fermo per più di mezz’ora sotto l’ombrellone andavo a passeggiare sul bagnasciuga per chilometri e chilometri. Chi conosce Alassio sa che dalla spiaggia si allunga verso il mare un bellissimo molo. Al fondo di questo molo i ragazzi un po’ più grandi di me si divertivano a tuffarsi nella limpida acqua del Mar Ligure.
Quando arrivai per la prima volta al fondo del molo guardai con grande invidia quei giovani intenti a divertirsi e a spruzzare i bagnanti che li guardavano compiaciuti. Ogni pomeriggio durante la mia passeggiata mi fermavo al fondo del Molo cercando di tirar fuori il coraggio per potermi buttare anch’io. Un giorno andai accompagnato da un amico che villeggiava nella mia stessa spiaggia e con grande stupore, appena arrivati al fondo, lui si buttò senza alcun timore. Io a metà tra l’arrabbiato e l’incredulo con una voglia matta di buttarmi e con una paura incredibile di farmi male ancora una volta dovetti tornare…a costume asciutto in spiaggia.
Questo blocco stava diventando una vera e propria tortura per me, avevo qualcosa come una catena che non mi permetteva di sporgermi dal molo per lanciarmi nell’acqua. Il mio amico, che ancora oggi ringrazio, usò uno stratagemma per convincermi a lanciarmi, fece finta di farsi male e di non riuscire a nuotare fino alla scaletta per ritornare in cima. Così volente o nolente dovetti buttarmi constatando immediatamente di essermi privato per tanti giorni di un gran divertimento. Da quel momento passai praticamente mezza giornata a tuffarmi per il resto di tutta la vacanza.
La paura, che è un’emozione ancestrale, ha una grandissima funzione… quella di salvarci la vita. Se non avessimo paura del fuoco, del mare in tempesta, dei fiumi in piena, dei fulmini, degli animali feroci, delle malattie gravi e via dicendo saremmo praticamente una specie in via d’estinzione.
Una delle paure più diffuse tra noi italiani è quella del fallimento, nel sociale, nel lavoro, con la donna o l’uomo amato, con i figli eccetera eccetera. Ho volutamente localizzato in Italia questa grossa paura perché in alcuni paesi dell’Europa e oltreoceano il fallimento non viene visto con la vergogna con cui viene trattato qui in Italia. Anzi negli Stati Uniti per esempio chi fallisce viene spesso oggettivato come coraggioso perché è uno che ci ha provato. Da noi no e questa cosa è altamente limitante se si vuole effettuare un cambiamento importante per la nostra vita.
Vorrei però legare il concetto di paura e di limitazione a quello nettamente più positivo di realizzazione. La realizzazione personale si raggiunge quando i nostri intenti sono completamente liberi di essere. Proprio per questo motivo sempre di più è necessario valutare quanto, il non fare per paura una determinata scelta, finisca per influenzare in modo sensibile la qualità della nostra vita.
Parlo di vita privata ma anche di lavoro, le scelte che prendiamo determinano il nostro stato d’animo e quindi la nostra felicità, un po’ in tutti i settori. Per esempio non avessi scelto di seguire il mio amico nel tuffo dal molo sarai ancora qui a darmi dello stupido.
Ora vorrei suggerire una metodologia piuttosto semplice per verificare se la paura di fare qualcosa non stia effettivamente limitando in modo corposo la nostra realizzazione. Proviamo a pensare ad una cosa , ad una situazione, ad una persona che ci fa molta paura affrontare. Ora proviamo ad immaginare che cosa c’è oltre quella cosa, quella situazione o quella persona e pensiamo se vale la pena affrontarla. Parlando con un’ imprenditrice di una startup dell’area food è venuto fuori che non aveva il coraggio di parlare con il responsabile e coordinatore delle risorse per paura che quest’ultimo levasse le tende per una azienda competitor. Il mio suggerimento è stato quello di chiedere direttamente agli impiegati con un questionario anonimo di valutare il lavoro del coordinatore. L’imprenditrice, risultati alla mano, risultati inaspettatamente negativi, ha deciso di parlare chiaro con la persona e così di affrontare un problema irrisolto da più di due anni. Così facendo è riuscita a farsi dire in un solo colpo come migliorare sia le prestazioni del coordinatore che quelle dei suoi sottoposti. E a sapere in tempo che 3 impiegati se ne volevano andare via per colpa dei difficili rapporti con il capo.
Sembrano azioni facili ma le persone spesso si incagliano su queste cose pensando anticipatamente che cosa potrebbe accadere (ovviamente è sempre un quadro disastroso), non rendendosi conto di essere spesso con l’acqua alla gola e di avere in mano la corda del tappo senza avere il coraggio di tirarla.
Il coraggio, l’azione che viene dal cuore, è sempre risolutivo in tutti i campi, in tutti i casi, in tutti i rapporti.
C’è anche il detto…la fortuna aiuta gli audaci….il che non vuol dire di lanciarsi in una vasca di piranha grondante di sangue, ma di ascoltare il proprio intento e cercare di capire dove questo potrebbe portarci dopo aver superato questa o quella paura.
Invece gli stolti che non cambiano mai idea non solo la fortuna non gli aiuta ma gli dei lo riducono perfino in rovina. (Oscar Wilde)
Ora prova a pensare chi o che cosa non stai affrontando per paura…..e se la cosa ancora ti spaventa…beh sono qui apposta.