Sarà un caso ma a cavallo di agosto mi sono arrivate numerose richieste di imprenditori e professionisti che lamentavano la fuga di dipendenti quasi senza preavviso, con grande stupore un po’ di tutti i colleghi e clienti.
Un manager di un’azienda di informatica, un’assistente di studio medico, un’ingegnere sviluppatore di app, una coordinatrice e responsabile di progetti BtoB.
I datori di lavoro che mi hanno interpellato, un po’ sconfortati, un po’delusi e un po’ increduli, si son fatti tutti la stesa domanda: quanto prenderanno di più dai nostri competitor?
La risposta probabilmente è 0 ma non sapendolo con certezza ipotizziamo un 10-15%.
La domanda più sensata da farsi invece è: che cosa li ha spinti ad andarsene?
E la risposta è sempre la stessa: le relazioni che si erano create sul posto di lavoro.
Gli studi specifici che racchiudono il 93% dei settori delle PMI italiane mettono ai primi posti come motivo di cambiamento tre fattori:
LE RELAZIONI INTERPERSONALI CON I COLLEGHI
IL COINVOLGIMENTO NEI PROGETTI AZIENDALI
UN MANAGER O UN IMPRENDITORE CHE SI INTERESSA DEI DIPENDENTI.
Tra gli ultimi la paga. Esatto la paga conta pochissimo se non si lavora in un ambiente sano.
C’è un motivo molto preciso perché avviene questa diaspora così frequente: AI COLLOQUI DI SELEZIONE VENGONO FATTE DOMANDE ESCLUSIVAMENTE TECNICHE SENZA APPROFONDIRE LE SKILLS RELAZIONALI E LA CAPACITA’ EMPATICA.
Già Heidegger nel dopoguerra scriveva che inquietante non era il fatto che il mondo si era trasformato in un grosso apparato tecnico, che più inquietante ancora era che l’uomo non era preparato a questo passaggio, ed ancor di più che l’uomo non dispone più di un pensiero capace di superare il limite del fare un conto tecnico o economico, di guardare all’uomo come un anima non come un mero esecutore.
Esiste una corrente di pensiero molto ristretta, sostenuta da Simon Sinek, che ai colloqui andrebbero approfondite le conoscenze sulle soft skills e le doti relazionali e tralasciate quelle tecniche. Perché il lavoro si impara in fretta, come stare con la gente è un processo di apprendimento lunghissimo.
Come si risolve la questione quindi? Bisogna …………PARTIRE DALL’ALTO.
Serve una presa di coscienza dell’imprenditore, una scelta responsabile di lavorare temporaneamente più su se stesso e meno per l’azienda, in modo da rimodellare le proprie capacità di leadership e di cominciare una trasformazione che nel lungo periodo la vedrà premiata.
Come? Creando un team di primi livelli dotato di forte INTELLIGENZA EMOTIVA: LA BASE DI TUTTE LE COMPETENZE INTERPERSONALI. In questo modo si creerà una forza lavoro che si occuperà di individuare le reali necessità dell’intero sistema e lavorare affinché tutte le persone coinvolte risultino vincenti e produttive.
In pratica ciò che va fatto da subito è mettersi a lavorare per capire le reali necessità di cambiamento interno ai gruppi di lavoro, dopo averle individuate vanno effettuati i cambiamenti necessari.
E’ vero che esiste un turnover fisiologico nelle aziende, che a settembre cominciano a staccarsi le foglie e che la neve spezzerà i rami deboli per far spazio in primavera a nuovi getti……NUOVI APPUNTO E SOPRATTUTTO DIVERSI DAI PRECEDENTI, lontani dall’equazione “abbiamo sempre fatto così”.
La cosa più dannosa da fare è cercare una copia di chi se n’è andato, se ne andrà anche quella, lasciandoci sempre più nei casini.
QUINDI LA REGOLA E’: prima le soft skills e l’empatia poi le doti tecniche ok?
Vidi tempo fa un video che parlava di un grosso cane da guardia, tipo un mastino, che non si faceva avvicinare da nessuno, era sempre pronto a saltare addosso a persone e animali e se ne stava isolato e ringhiante nel box. Dopo un po’ di tempo il cane approfittò del cancello chiuso male e scappò senza fare ritorno. I proprietari non si lamentarono dell’accaduto e presero un cane da compagnia come sostituto.
Morale della favola, la famiglia subì due furti in pochi mesi, il nuovo cane fece accomodare i ladri armati di palline e giochi vari, mentre il mastino si era accasato in una fattoria a qualche decina di km di distanza tutto contento di convivere con altri 4 colleghi meticci e fare la guardia a qualche migliaio tra oche, galline e tacchini.
Non è la persona che se ne va, è l’ambiente che lo manda via.
Sempre o al 99%….nessuna regola è perfetta no?