Cosa può fare il coach per i giovani

“Identità: dono sociale che devo a coloro che mi hanno riconosciuto”

 

” Il futuro non va atteso, va preso”

Prof. Umberto Galimberti, mentore.

 

Freud agli inizi del novecento aveva teorizzato che le mappe cognitive, ovvero la capacità di conoscere il mondo, compissero la loro evoluzione entro i sei anni di vita del fanciullo.

Freud era stato molto ottimista perché gli studiosi di neuroscienze contemporanei ci dicono che la formazione delle mappe di riconoscimento del mondo si conclude intorno ai tre anni.

Ne deriva che i rapporti familiari e sociali che il bambino crea nei primissimi anni di vita determinano totalmente come sarà la visione del mondo e come si relazionerà con il mondo esterno.

Importanti e determinanti saranno reazioni e stimoli di genitori, fratelli , nonni ed insegnanti.

I sentimenti quindi deriveranno dalla qualità delle  relazioni che il fanciullo avrà con chi gli sarà vicino e dalla risposta che riceverà dall’altro man mano che incontrerà nuove esperienze di vita.

I sentimenti quindi vengono tramandati, dai familiari in primis, ma se vogliamo fare un excursus storico della faccenda in particolare dal MITO. I miti o storie vennero creati per spiegare all’uomo, probabilmente attraverso l’analisi dei risultati delle esperienze dell’ epoca, che cosa sarebbe accaduto se avesse preso o no una determinata strada….. (Ulisse ne è l’esempio più famoso qui in Europa). I miti erano in pratica dei regolatori dell’esistenza, davano delle indicazioni su come comportarsi ( il combattimento tra ettore e achille con lo scempio del corpo del primo è una delle più forti prese di coscienza che veniva tradotto dal mito greco), ti dicevano altresì chi ascoltare( Virgilio è mentore di Dante) e chi evitare ( evitare di evitare, ovvero fare esperienza e poi prenderne atto e andare avanti).

I  Greci avevano creato veri e propri modelli da seguire:

Giove la potenza

Marte l’aggressività

Venere la sessualità

Giunone l’intelligenza

Dioniso la follia

In pratica questi archetipi erano gli esempi che l’uomo poteva seguire a secondo della propria intuizione, poi arrivarono la letteratura e la filosofia moderna a rendere tutto più chiaro.

 

Giulio ha 18 anni, frequenta il liceo scientifico, proviene da una famiglia benestante, e si avvicina al coaching in un momento molto difficile dell’adolescenza.

Mi confessa di mancare di motivazione, non sente lo stimolo, si annoia a studiare e va male a scuola, non ha hobbies al di fuori della playstation. Tralasciando le mancanze scolastiche, non sapevo che da qualche anno il latino allo scientifico fosse facoltativo!!!, parlo di materie e non di umanesimo, cito Platone che indicava in IMITAZIONE, PARTECIPAZIONE E FASCINAZIONE le tre basi per imparare qualcosa di nuovo.

Giulio non ha trovato mentori fino a qui, nessuno che lo ha supportato nelle scelte, che lo ha ripreso quando sbagliava e lodato quando ha provato a fare di più.

Nessuno è riuscito in pratica a colpire Giulio quel tanto da diventare come uno di quei simboli che erano i miti greci per l’uomo del tempo.

Avere un riferimento, da seguire, imitare, con cui confrontarsi e poi abbandonare per superarlo e andare oltre, è la mancanza primaria dei giovani di oggi, il vuoto che viene principalmente colmato con i falsi miti trovati in rete, che suppliscono all’ignoranza con un minuto di forti sensazioni.

Finito il minuto è finita la festa e si cerca qualcosa di più.

Come ho iniziato il percorso con Giulio?

Beh mi sono affidato oltre che ai manuali e alla tecnica acquisita alla rivisitazione dei principali mentori della mia vita, quegli insegnanti che mi hanno trasmesso, attraverso un’opera di fascinazione quasi cinematografica, quella parte di cultura che mi è veramente rimasta impressa, che con l’aiuto di veloci connessioni hanno direttamente toccato la mia anima scrivendoci dei passi importanti. Così facendo sono riuscito piano piano a sostituirmi in parte a quei miti non più presenti nei giovani d’oggi, a supplire in parte a quella mancanza che è la più grossa tra i giovani millennials.

Acquisire la fiducia di un giovane di oggi non è poi così difficile, come insegna  il marketing la domanda c’è dove c’è mancanza e quindi desiderio, ma bisogna individuare con chiarezza DOVE C’E’ MANCANZA, spesso camuffata dal falso mito ( di progresso come canta il mio mentore Battiato).

Solo in questo modo spariscono la paura, l’ansia e lo spettro della depressione nei giovani, sempre più propensi a legare la propria identità alla prestazione personale e meno al proprio sentire.

Mi sono poi concentrato su un secondo aspetto particolarmente importante per la sua nuova nascita: ho dato ascolto alle sue richieste e non mi sono posto come ulteriore testimone dei suoi fallimenti, ho preferito aspettare che le criticità venissero a galla man mano che la connessione si facesse più forte, tralasciando i voti a scuola negativi e le pessime figure con gli amici. Ho preferito concentrarmi sugli aspetti positivi (la grande capacità creativa è venuta fuori quasi subito), potenziandoli al massimo, per poi andare ad analizzare piano piano ciò che non andava e scegliere da dove cominciare per destrutturare comportamenti distruttivi ed azioni depotenzianti.

In alcuni casi, quando i limiti autoimposti sono troppi, è bene dare la precedenza a ciò che va già bene per eseguire quel certosino lavoro che il mio maestro Giuseppe Vercelli, coach di diverse nazionali olimpiche (tra le altre mille attività), semplifica in questo detto: “Affossare le valli per innalzare i picchi”.

 

Come affosso io le valli? Meditazione, passeggiate nel bosco, pratica del daymoku tra le tante cose…..

 

 


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