“Il miglior consiglio mai ricevuto, avere un coach”.
Eric Schmidt, Google CEO
Matteo è un recruiter.
E’ uno di quelle persone che selezionano profili per le più grandi multinazionali.
E’ uno di quei personaggi con cui dovete fare bella figura quando state cercando di cambiare lavoro.
Matteo conosce perfettamente il Business Coaching, avendo partecipato a numerose plenarie aziendali ed avendo frequentato ore ed ore di formazione target oriented imposte dall’azienda che lo ha assunto 15 anni fa.
Essendo l’area manager dell’azienda leader di recruiting a livello mondiale, Matteo seleziona Manager e Top manager per le più grandi compagnie del mondo.
Per lavoro ha girato il globo ed ha vissuto 4 anni in Inghilterra, da cui è tornato per anche per rimanere accanto ai figli che, essendo in periodo pre-adolescenziale, necessitano di una figura paterna di riferimento vicina.
Un giorno Matteo legge per caso un mio articolo su Linkedin e decide di contattarmi per un colloquio: “…mi scusi ma non sono interessato, non sto cercando lavoro, il mio profilo social è vecchio e non aggiornato……” rispondo così a Matteo che senza perdersi d’animo mi interrompe così….
“…no guardi che non ha capito, il colloquio lo deve fare lei a me, sto vivendo una situazione difficile da gestire….”.
Io che di mestiere ho il compito di provare a portare alla luce i limiti e trasformarli in veri e propri carismi mi sono trovato in una situazione in cui la guardia cede l’arma al prigioniero e gli chiede gentilmente di prendere la mira……situazione in cui sguazzo come una trota in un torrentello di montagna…….ma Matteo non lo sapeva mica.
” Va bene venga pure, mercoledi ore 1630, si metta le scarpe da ginnastica che andiamo nel bosco.” Dissi io per confermare l’appuntamento.
“Come nel bosco? Io vengo da lavoro…..”
Non gli diedi il tempo di continuare e dissi: “Matteo iniziamo con i condizionamenti limitanti?”
“No no per carità a mercoledì”. Rispose pacato.
Iniziare una seduta tra le querce del parco il collina ha un impatto energetico immenso, in particolare per chi vive 12 ore al giorno in ufficio e respira lo smog del centro in pausa pranzo.
Matteo si presenta alla prima sessione di Life coaching della sua vita sull’orlo di una crisi esistenziale profonda come la fossa delle Marianne.
Mi racconta di aver girato il mondo, di non aver mai prestato attenzione alla gestione della famiglia e dei figli e di essere totalmente impreparato a far loro da padre proprio ora che affrontano il periodo della vita più delicato.
Io, che questa occasione non me la voglio proprio perdere (quella di accompagnare mio figlio nel suo percorso), pongo l’unica domanda che può smuovere un uomo che, anche per vissuti della propria famiglia d’origine, in cui il padre non ha mai fatto nulla per far emergere gli innumerevoli talenti dei propri figli, lasciando che crescessero da soli come self made man, ora incapaci di prendere decisioni in ambito famigliare , si sente inefficace tra le mura domestiche.
“PERCHE’ NON DARTI IL PERMESSO DI ESSERE UN PADRE MIGLIORE DEL TUO?”
A volte una domanda ben formulata contiene una grande parte della risposta….
Qui inizia un lungo monologo sulla forte credenza (tramutata da anni in resistenza) di non essere in grado di crescere un figlio in quanto non ha mai avuto davanti l’esempio di suo padre e quindi “…non so come si fa…”.
E Beati i padri che lo sanno penso sempre anch’io!
Evidentemente Matteo non riesce a riprodurre l’azione di business mentoring, che compie ogni giorno da anni, all’interno dell’insieme familiare perchè non si sente in grado, crede di non essere efficace.
Citando Wikipedia e con essa Albert Bandura vediamo come una convinzione possa determinare il senso di autoefficacia in relazione ad una determinata azione da compiere.
Secondo Bandura il senso di autoefficacia rispetto a una performance deriva dalle seguenti convinzioni di base[1]:
- La convinzione di sapere in che modo (cosa occorre fare) per ottenere un determinato risultato
- la convinzione di avere le capacità per farlo
- La convinzione che mettendo in atto quel comportamento si otterrà il risultato sperato
Bandura identifica quattro fonti di informazioni principali per la costruzione dell’efficacia:
- Le esperienze comportamentali dirette di gestione efficace, che hanno la funzione di indicatori di capacità;
- Le esperienze vicarie e di modellamento, che alterano le convinzioni di efficacia attraverso la trasmissione di competenze e il confronto con le prestazioni ottenute dalle altre persone;
- La persuasione verbale ed altri tipi di influenza sociale, che infondono e costituiscono la possibilità di possedere competenze da sperimentare;
- Gli stati fisiologici ed affettivi, in base ai quali le persone giudicano la loro forza, vulnerabilità, reattività al disfunzionamento.
In pratica una persona si sente efficace davanti ad un’azione da compiere se si sente sicuro di avere tutti gli strumenti per affrontarla.
Invito quindi Matteo a redigere un piano d’azione da me guidato, in cui si cerca di
- INDIVIDUARE LE CONVINZIONI LIMITANTI
- SCOPRIRE IL PERCHE’ CI SI SIA ANCORATI AD ESSE
- TRASFORMARE LE CONVINZIONI LIMITANTI IN OPPORTUNITA’ DI NUOVE SCOPERTE
- PESCARE DA ALTRI INSIEMI I REQUISITI NECESSARI PER INTERVENIRE IN AMBITO DEL RAPPORTO CON I FIGLI
- IL TUTTO CONDITO DA ESERCIZIO CONTINUO PER AUTOMATIZZARE IL PROCESSO.
Questo è in sostanza il lavoro che inizieremo insieme, mettendo in constante attenzione e risalto le sensazione che questi cambiamenti porteranno nella persona di padre cercando di mantenere vive e costantemente sotto mano quelle che più inizieranno a tracciare nuovi solchi nella nuova strada che Matteo sta per intraprendere a fianco dei propri figli.
Che poi il vero segreto sapete qual’è?…che sono i figli i nostri veri coach….privi di sovrastrutture e regole che ci siamo addossati per uniformarci in una vita che crediamo di rendere unica con un giro sull’E-BIKE la domenica…….
E ora che ho detto come la penso.
“All the times that I cried, keeping all the things I knew inside,
It’s hard, but it’s harder to ignore it
If they were right, I’d agree, but it’s them you know not me
Now there’s a way and I know that I have to go away
I know I have to go”
Cat Stevens, Father and Sons.