Le sliding doors di Julia

“I Ain’t No Nice Guy”

When I was young I was the nicest guy I knew
I thought I was the chosen one
But time went by and I found out a thing or two
My shine wore off as time wore on
I thought that I was living out the perfect life
But in the lonely hours when the truth begins to bite
I thought about the times when I turned my back & stalled

I ain’t no nice guy after all

When I was young I was the only game in town
I thought I had it down for sure,
But time went by and I was lost in what I found
The reasons blurred, the way unsure
I thought that I was living life the only way
But as I saw that life was more than day to day
I turned around, I read the writing on the wall

I ain’t no nice guy after all
I ain’t no nice guy after all

In all the years you spend between your birth and death
You find there’s lots of times you should have saved your breath
It comes as quite a shock when that trip leads to fall

I ain’t no nice guy after all
I ain’t no nice guy after all
Ozzy, Lemmy & Slash 1992

 

Nel film del 1998 di Peter Howitt, SLIDING DOORS, una giovane Helen, la bella Gwyneth Paltrow, si reca alla metropolitana dopo essere appena stata licenziata.

Nell’ascensore che la sta portando ai perde un orecchino, raccolto prontamente dallo sconosciuto James, così arriva al binario di corsa e li avviene lo sdoppiamento della storia, in questo momento Helen prende e allo stesso tempo perde il treno che la sta riportando a casa. Così vediamo come Helen affronta le due realtà che il copione Le mette davanti e come il finale, una Helen muore mentre l’altra incontra l’amore della vita, quel James che aveva raccolto l’orecchino nelle prime scene del film.

Il film è liberamente tratto da un film di Krzysztof Kieślowski, Destino Cieco dove un uomo perde il treno o prende il treno, scontrandosi o non scontrandosi con un ubriaco sul binario.

Kieslowski è il regista di cui ho studiato la monografia per il mio primo esame di storia del cinema all’università e il caso vuole che Julia, di origine Polacca, porti lo stesso cognome.

Julia ha 55 anni, una figlia grande specializzanda in medicina che vive in un’altra città, è separata e ha due passati, uno che ha vissuto e l’altro che non ha avuto la possibilità di vivere perchè non è salita sul treno giusto.

Quando aveva circa 17 anni Julia conobbe due uomini più grandi di lei, uno studente universitario squattrinato ed idealista, e un giovane imprenditore che stava (era il 1980 …….allora succedeva per davvero!!!!) affermandosi nel campo dell’automazione industriale.

Julia si innamorò di entrambi, che Le fecero una corte serratissima, ognuno a modo suo Le offrirono ciò che avevano appena incontrato: la sicurezza economica da una parte si scontrava con l’anticonformismo libertario dall’altra. Julia era la barricata, ovvero per dirla alla Lenin non riuscendo a decidersi stava per capitolare ed esser lasciata da entrambi. Così quando si trovò con le spalle al muro, pronta ad essere sacrificata per non aver deciso, pensò, da figlia di un emigrato scampato alle persecuzioni del regime, di meritarsi l’agio e la prosperità offerta dal giovane capitano d’industria. Per i primi tempi fu felice, riuscì persino a laurearsi in letteratura ed entrò giovanissima ad insegnare in una Torino che usciva piano piano dal grigio periodo del terrorismo e delle aspre lotte di classe.

Fu con la nascita di Maria, la figlia che adora ma che ” è più furba di me…non aspetta che passi il treno ma ci salta su SENZA PENSARE A ME.” che tutto perse di senso.

In queste parole di Julia si odora una vita di sacrificio, dovuta più al soddisfare le volontà della famiglia, nata povera in un paese povero, trasferita povera in un paese ricco, l’identità è ben confusa ed è stato facile rimanere abbagliati dalle lusinghe dell’opulenza. Come però insegna il saggio, I SOLDI CHE NON CI SUDIAMO ALLA FINE NON LI GODIAMO, ciò che abbaglia poi si spegne e da li inizia la strada buia.

Julia in pochi anni perde entrambi i genitori ed il marito si invaghisce della segretaria, lasciandola sola con una figlia piccola a cui PENSARE. Si perchè la paura di ricominciare, di perdere tutto, di non avere via d’uscita paralizzano Julia a cui non rimane altro che pensare e ripensare a ciò che le è successo. In particolare ripensa a ciò che poteva essere con il giovane laureando e che non è stato.

Un piano d’azione di coaching spesso e volentieri deve essere preceduto da un lavoro finemente focalizzato al recupero dei carismi prima e degli intenti poi.

Mi spiego. Nel caso di Julia uno degli obiettivi è recuperare la relazione con la figlia espatriata, con alcune amiche d’infanzia che ogni tanto incontra e soprattutto con gli uomini da cui si sente ferita. E ci sta per carità, ci sta tutto. Ma nessuno è in grado di accogliere i difetti, i problemi, le ansie, i dolori, le parole belle o brutte che siano se prima non accetta se stessa e i propri limiti.

Julia deve fare esperienza, in primis su se stessa andando a rivedere ciò che la limita con occhi di una donna che può superare ogni difficoltà in qualsiasi momento attraverso un esercizio molto bello che propongo costantemente a chi non riesce a vedere altre possibilità.

Consiste nell’identificare il problema con un oggetto che abbiamo in casa e porlo su una sedia al centro della stanza. Per prima cosa dovremo sederci davanti ed osservare l’oggetto. Prendere un foglio e scrivere 5 aggettivi che ci vengono in mente guardandolo. Poi si chiudono gli occhi e si inizia a toccare l’oggetto con le mani utilizzando il tatto per esplorarlo. E da questa esperienza estrarre altri 5 aggettivi caratteristici.  Poi via via utilizzare anche l’udito e l’olfatto per estrapolare altri esempi. Il gusto spesso lo evito per ovvie motivazioni sanitarie!!!

Cambiare il senso con cui si affronta un’esperienza ci porta a capire come sia limitato il nostro modo di vedere il mondo e le sue caratteristiche, facendoci spesso tralasciare la bellezza inespressa che si nasconde  dietro al limite.

E’ una metafora, attraversando il controllo che pensiamo di avere sul nostro mondo ci accorgiamo in realtà che abbiamo infinite possibilità per affrontare le cose che ci capitano.

Per salire sul treno ci sono infiniti modi che il viaggiatore può utilizzare ed è da questi che dipende la qualità e la riuscita del viaggio.

Il mondo e la vita SONO. Sta a noi coglierne il bello entrando il più possibile in sintonia con essi attraverso l’abbattimento di tutt i filtri imposti dagli altri o da quell’atteggiamento che non ci ha permesso di vedere.

 

Non sto a dirvi che Julia grazie a questo è un’altra donna!

 

PROVATE PROVATE PROVATE!!!

 


Lascia un commento