La leadership è l’arte di vedere ciò che è invisibile.
(Jonathan Swift)
In Wolf of Wall Street, Leonardo Di Caprio ed alcuni amici mettono su un ufficio di consulenza di investimenti per persone con poche possibilità economiche, aprendo il mercato ad una nuova consistente nicchia di clienti che in breve tempo diverrà gigantesca, permettendo ai creatori dell’azienda di diventare milionari e di espandersi in modo esponenziale.
Nel film il regista, Martin Scorsese, evidenzia platealmente gli eccessi derivanti dalla spropositata crescita economica dell’azienda, il successo verticale che investe i leader porta loro una grande voglia di primeggiare e di avere sempre di più fino ad autodistruggere l’impero di cristallo, basato perlopiù sul possesso.
Stress, droghe alcol e belle feste portano alla rovina fisica, mentale ed emotiva la vita di chi, dando troppo, si aspetta di ricevere ancora di più, tralasciando il fatto che lo spendere troppe energie in un unica direzione, materiale in questo caso, porta l’uomo ad indebolirsi sul piano mentale, emotivo e animico.
Nel mondo attuale lo stress è molte volte prodotto dalla necessità di procurarsi grandi comodità inutili, che deriva dal competere in un ambiente ad ampia crescita economica e tecnologica. In una società che richiede il massimo sforzo lavorativo ed economico per mantenere lo status quo raggiunto proprio grazie all’immenso dispendio energetico giornaliero.
Lo stress nasce dalla richiesta di un cambiamento eccessivamente rapido a livello psicologico o comportamentale. Insomma o stress è provocato dal dover cambiare idea o strada troppo velocemente.
Il nostro cervello non è in grado di produrre una mutazione così immediata e così creiamo lo stress ovvero il cuscinetto fisico e temporale tra la richiesta e la risposta.
Quanti manager o leader aziendali riescono a controllare lo stress evitando allo stesso tempo di scaricare le responsabilità sui propri subalterni o di andare in burnout?
Ma cosa fa di un uomo moderno un buon leader e che cosa possiamo trarre dall’esperienza dei leader del passato da portare ai giorni nostri?
Innanzitutto un leader non si pone al di sopra degli altri ma fa ogni cosa possibile per essere parte del gruppo, si prende la responsabilità anzi, di mantenere gli equilibri relazionali dell’insieme facendo da ponte tra i problemi e le soluzioni insorte.
Il leader dovrebbe essere l’esempio a cui tutti vogliono aspirare, la persona che attraverso le propria capacità relazionale fa in modo di creare un ambiente sano e produttivo all’interno del proprio gruppo di lavoro.
Se un leader ha la capacità di cambiare il proprio comportamento per migliorare, per esempio la comunicazione con i colleghi, questo gli sarà riconosciuto dal proprio gruppo, che cercherà di imitarlo vedendone i netti miglioramenti.
Acquisire un nuovo comportamento ovvero passare ad un nuovo stato di coscienza fortifica la figura del leader che produrrà da quell’esperienza il beneficio della nuova acquisizione, portandone il livello di carisma all’apice.
L’abitudine del leader vanno di pari passo sulla soddisfazione che ne trae sul posto di lavoro e nella vita in generale: più in fretta si cambiano le abitudini che ci danneggino e più velocemente acquisiremo forza e rispetto.
Il coaching a livello manageriale o di leadership, ha il compito di condurre il cliente verso l’empowerment delle risorse e dei punti di forza, facendo attenzione però ad eliminare inizialmente le convinzioni e le abitudini che ostacolano la crescita personale e lavorativa.
La ricerca del nuovo obiettivo va di pari passo con la crescita della consapevolezza che per guidare gli altri serve innanzitutto avere il comando della nostra persona rendendo la nostra routine quotidiana una palestra di formazione in grado di elevarci costantemente, ponendo in primo piano la relazione con noi stessi, ascoltando ciò di cui abbiamo bisogno per essere connessi anche con l’altro.
Tutto quello che fanno i nostri politici……..nei sogni almeno……
Una risposta a "Una nuova leadership manageriale"