Autoefficacia relazionale

Le convinzioni di efficacia influiscono sulla vigilanza verso le situazioni potenzialmente minacciose e sul modo in cui esse vengono percepite ed elaborate cognitivamente. Le persone convinte di poter controllare le situazioni minacciose non si spaventano immaginando le possibili calamità.

Albert Bandura

 

Una delle più belle serie tv poliziesche degli ultimi anni, True Detective, è ambientata nel sud degli Stati Uniti, precisamente in Louisiana nella zona chiamata Bayou, zona di paludi, alligatori e case abbandonate dopo la tremenda alluvione del 2005 dovuta al passaggio dell’uragano Katrina.

I protagonisti sono Woody Harrelson e Matthew McConaughey, due poliziotti alla ricerca di prove su un caso di bambini scomparsi nel nulla.

Nel primo episodio della serie , McConaughey , che interpreta un poliziotto originario del Texas spostato in Louisiana per aiutare la polizia locale nella profilazione di possibili sospetti, è irriconoscibile.

Capelli lunghi, baffi incolti, viene interrogato dai colleghi in merito a fatti risalenti a molti anni prima, chiede di fumare e bere birra durante l’interrogatorio giustificandosi così “…perchè oggi è giovedì e io il giovedì inizio a bere a mezzogiorno.”

Un personaggio difficile, crudo, intenso, dove Mc Conaughey si supera distruggendo il corpo, così tanto amato dalle sue fan, e costruendo un Io dall’Ego ipertrofico, dopo aver annientato le relazioni e allontanato tutti da sè ma concentrato al mille per cento sul lavoro tanto da ricordare  i minimi dettagli di episodi avvenuti parecchi anni prima.

In quel personaggio, dedito solo al lavoro, obiettivo unico della sua esistenza, asfalta ogni tipo di contatto, come spesso accade ad alcuni manager nell’Italia che delle proprie relazioni han fatto cenere.

 

 

 

Andrea è un imprenditore torinese di 61 anni, uno di quelli che a 19 anni, conclusi gli studi superiori è andato a lavorare nella stessa azienda dove era impiegato il padre.

Partito da facchino si è fatto le ossa per un po’ di anni e alla soglia dei 40 è diventato direttore ( si un tempo si poteva fare carriera, il merito era premiato e le aziende non ti chiedevano di essere un numero privo di identità….un tempo appunto …….ormai concluso….).

Gran lavoratore Andrea, è riuscito con 2 abili mosse a crescere  tanto professionalmente e una volta resosi conto di essere arrivato al top si è rimesso in discussione, si è licenziato ed ha aperto un’azienda sua che va benissimo.

Altro che Bugia Nen (il termine non mi è mai piaciuto, sa di gente che non evolve che si lega alla propria situazione senza agire, i torinesi non sono così, sono caparbi e quando hanno le idee chiare ce la fanno sempre), Andrea nel lavoro è un portento, macina chilometri per gestire i contatti con i partner e si gode la vela nel weekend al mare e no non è legato politicamente a nessun partito nè associazione di imprenditori, preferisce una Volvo alla Porsche……..e dorme sereno.

Il suo grandissimo impegno nel lavoro lo ripaga alla grande, con due splendidi figli che studiano e si impegnano sodo pur avendo tutti gli agi dei loro coetanei bamboccioni, insomma il successo lo accompagna ovunque tranne che nelle relazioni, un tormento per Andrea da oltre quarant’anni!

Poco più che ventenne Andrea si fidanza con una collega e in breve tempo decide di convolare a nozze, l’euforia è tanta, la passione dura due anni e con lei se ne va il matrimonio (con le famiglie che si oppongono alla separazione per paura del giudizio della gente e delle ritorsioni a lavoro!!!) e la casa al mare appena comprata.

Intorno ai trenta Andrea conosce la donna con cui farà i figli, con cui riuscirà a convivere 11 anni nonostante la relazione non sia delle più stabili. E poi? Una separazione, l’ennesima lo porta a riflettere e a stare da solo per 6 anni, finchè non incontra Marta di cui si innamora.

Marta, tosta come Marte dio della guerra, sprigiona quell’energia giusta che aiuta Andrea nel tentativo di ricreare un ambiente familiare  ideale finchè l’ennesima crisi non coinvolge entrambi.

La crisi è di obiettivi, di intenti, non si riesce a definire una direzione comune.

Il lavoro del coach in ambito relazionale passa innanzitutto dal lavoro sul singolo, ovvero sulla definizione dell’obiettivo di Andrea, obiettivo che una volta portato all’interno dell’insieme-coppia dovrà essere condiviso in toto da Marta e viceversa andrà fatto lo stesso con il suo. Solo a quel punto si inizierà una mirata ristrutturazione delle modalità relazionali che passerà dalla revisione del pensiero giudicante, dalla destrutturazione del senso di colpa e dalla rivalutazione della propria autoefficacia.

Autoefficacia che è elemento chiave nella riuscita relazionale, se effettuata mutuandone gli aspetti positivi che si ritrovano a livello lavorativo.

Perchè l’uomo è tanto efficace sul lavoro quanto lascivo nelle relazioni? Perchè non ha avuto un esempio corretto,  probabilmente non considera la relazione dei genitori un modello da seguire, e perchè non ha mai considerato il fatto che la relazione con l’altro non è che lo specchio di quella che abbiamo con noi stessi, e che va continuamente rinnovata come si rinnovano tutti gli eventi naturali prima o poi.

Le relazioni si preparano con metodo.

Provateci voi anche solo a pensare di  scalare il Monte Bianco….. ora così come siete……già mi scappa da ridere…..

 


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