“Noi siamo a guardia della legge, che vogliamo immutabile, scolpita nel tempo. IL POPOLO è MINORENNE, LA CITTA’ è MALATA! Ad altri spetta il compito di curare e di educare; a noi il dovere di reprimere. LA REPRESSIONE è IL NOSTRO VACCINO! REPRESSIONE E CIVILTA’!”
Discorso del poliziotto Volontè ne, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Elio Petri 1970
In questi giorni ho letto una bellissima intervista ad Ennio Morricone, maestro indiscusso delle colonne sonore cinematografiche, che, in occasione dei suoi 90 anni, ricorda di aver scritto musica per personaggi come Pasolini, Bertolucci, Tornatore, Leone, De Palma, Joffè, fino a Tarantino….ed Elio Petri.
Con Elio Petri alla regia, Morricone musicò quel capolavoro di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, con protagonista uno splendido Gian Maria Volontè, per me il più grande tra gli attori italiani insieme a Nino Manfredi( e non me ne vogliano gli ammiratori di Sordi, Mastroianni, Tognazzi e Gassman!!).
IL film inizia con Volontè che passa a trovare la propria amante, nel film Florinda Bolkan, e dopo aver consumato l’atto, la uccide nel letto, quasi come finale di un orgasmo che non aveva d’essere. Dopo poco Volontè esce per strada e si scopre che in realtà è un funzionario di polizia, uno di quelli tosti e incorruttibili che combatte il terrorismo anarchico con metodi repressivi…..” ….la repressione è il nostro vaccino…!!!!”, grida ad un congresso di poliziotti.
Volontè incarna la figura del padre istitutore della legge, uno a cui non si deve mai rispondere, ne far domande, al massimo chiedere perdono, perchè ha sempre ragione qualsiasi cosa faccia, il suo fine giustifica sempre il mezzo…..e il bastone.
Il film è la storia di un uomo che non può essere accusato ne arrestato, nessuno immagina che sia un assassino, nessuno crede alle prove che auto-produce per mettere in difficoltà gli amici ed inquirenti in modo da far saltare il sistema in cui lui stesso è attore protagonista, amato ed ammirato da tutti.
Petri, che era un grande osservatore, aveva costruito un personaggio di ferro che faceva paura anche a se stesso, talmente potente da far tremare il sistema ma non in grado di farne saltare il meccanismo, la regola che non può essere sovvertita!
Se potessimo per un attimo mettere a confronto lo stato e l’uomo poliziotto con altre due figure del contemporaneo potremmo accostarli alla società e al buon padre di famiglia, quello che torna a casa tardi la sera dopo aver fatto e soprattutto finito il proprio lavoro.
Ma cosa non collima e fa saltare questo legame dalle sembianze armoniose?
L’istinto, che represso porta alla psicosi ( mai fidarsi dei buoni dice il proverbio), che come insegnano i più grandi studiosi di nevrosi non va ingabbiato, mai, anzi giustamente indirizzato è l’organo creativo per eccellenza.
Quante volte il folle che entra con un mitra in una parrocchia dell’Indiana è un fedelissimo e rettissimo frequentatore della stessa?
Non è comune sentire di gente che compie atti di pura follia sadica dopo una vita passata da Crumiro davanti ad uno schermo acceso?
La facilità con cui la cultura ci traveste di buon costume è rafforzata dalla presenza del dogma della triade Famiglia/Scuola/Società, che ci vuole sempre più simili per poi assoggettarci con i sensi di colpa se solo proviamo a tirar fuori un po’ di identità, di IO, e non di Ego frutto della reazione.
Dove l’AVERE ha più valore dell’ ESSERE, pur non essendo un valore ma una deviazione controcorrente, l’Io è solo, perchè fatica a comunicare in quanto portatore della diversità che, come insegnano i libri di scienze, è quella che salva tutto l’insieme.
E allora come crescere un figlio che si scontra costantemente con le attese e le pretese di chi lo circonda? E come uscire dall’abito che ci sta stretto perchè stiamo scoppiando? Come creare ciò che siamo destinati a fare in questa esistenza?
Nel coaching esistono tecniche in grado di scardinare il meccanismo repressivo, auto-imposto spesso per essere a livello degli altri (per poi accorgersi che il livello è talmente basso da ritrovarci imprigionati), tecniche ed esercizi che effettuati costantemente, con il ritmo con cui si intende vivere da domani, portano ad un sensibile cambio di prospettiva.
Se per modificare un’azione va cambiato il pensiero che la genera, cambiando l’azione si ha la possibilità di cambiare il modo di pensare, passando dal fatto (reale) che il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto ….contiene sempre la stessa quantità di vino.
Per non parlare delle relazioni, perchè l’obiettivo finale dell’uomo è vivere in pace con l’altro ed essere riconosciuto e riconoscere, che, messe in discussione attraverso un lavoro costante, migliorano a vista d’occhio….semplicemente perchè da subito miglioriamo il modo di vederci ovvero l’immagine che abbiamo di noi cambia drasticamente e miracolosamente…..INIZIAMO A PIACERCI DAVVERO!
Elio Petri era un fine osservatore della realtà, peccato sia morto giovane.