Nel film The Revenant, Leonardo DiCaprio viene attaccato da un orso Grizzly mentre sta cercando di scappare dall’inseguimento degli indiani Arikara, pronti a riprendersi il bottino di pelli in possesso dei cacciatori bianchi.
Il Grizzly ferisce gravemente Dicaprio che solo per il rotto della cuffia riesce ad uccidere l’orsa (intenta a difendere i cuccioli in realtà) sparandole prima e ferendola col coltello poi. Dopo essere abbandonato dai suoi compagni vigliacchi e dopo aver visto inerme la morte del figlio, avuto con una donna indiana e quindi meticcio, viene miracolosamente aiutato proprio da un indiano che , ne cura le ferite lo rimette in sella poco prima di essere ucciso da cacciatori francesi.
Il film diretto da Inarritu è un remake di un film meno famoso del 1971 dal titolo “Uomo bianco va col tuo dio!” con attore protagonista Richard Harris, e liberamente tratto dalla storia di Hugh Glass, esploratore vissuto a cavallo tra diciottesimo e diciannovesimo secolo che venne salvato dopo l’attacco di un orso proprio da un gruppo di Indiani Lakota Sioux.
L’orso è un animale sacro per molte tradizioni.
Oltre che essere ricordato per la sua enorme forza e capacità di adattamento, infatti vive dal polo nord fino al deserto dell’Iran, l’orso è un totem importantissimo per differenti culture.
I Celti adorano il dio-orso Artaios, molto simile al Mercurio dei Romani, in Cina è simbolo di forza e virilità, in Giappone di coraggio, alcuni popoli di Siberia e Mongolia dicono di derivare dall’incontro tra una donna e un orso.
Tutte le culture citate vedono però congiuntamente un legame importante tra l’ orso e la luna ed in particolare i suoi cicli. L’orso infatti dorme per tutto l’inverno e si sveglia a primavera inoltrata piuttosto affamato.
La capacità più spiccata in questa famiglia di animali è sicuramente il sapersi adattare alle situazioni, basti pensare che le femmine allevano i piccoli mentre sono in letargo nelle caverne, rallentando le funzioni vitali, non così tanto però da non poter generare altra vita!
Per tutto l’inverno sonnecchia nella tana, perde parecchio peso, in attesa di mangiare il primo aglio Ursino primaverile che è un forte disinfettante dai parassiti, ma non dorme mai completamente. L’orso sfrutta questo momento per riposare, per difendersi dal freddo, e per curare la propria prole e difenderla al bisogno.
Ma cosa c’entra l’orso con il coaching?
Una delle azioni più difficili per l’uomo contemporaneo è sospendere ciò che sta facendo, la ripetitività della quotidianità è quasi impossibile da fermare così come i pensieri che la accompagnano, rendendo l’uomo non più artefice della propria vita ma succube. E allora perchè non fare come l’orso, fermarsi per un po’ di tempo, riflettere, fare chiarezza attraverso l’introspezione e la meditazione per poi riprendere con azioni concrete che vedranno la nostra vita portarci verso una nuova primavera?
L’orso ci insegna il rispetto per noi stessi, la volontà di fermarsi e fare chiarezza, di non attendere gli eventi ma di crearli noi stessi facendo piani d’azione precisi e mirati verso obiettivi saldi e concreti, ci insegna a riprendere fiato dopo una lunga tirata, a dire no alle continue pressioni, a delegare e a fare la ricapitolazione di un certo periodo della nostra vita.
Credo che abbiate capito cosa c’entra l’orso con il coaching….o no?