Come conquistare la propria libertà interiore

Paolo Villaggio, attore genovese recentemente scomparso, viene ricordato per le magistrali interpretazioni del ragionier Ugo Fantozzi, saga comico grottesca che ha accompagnato l’Italia intera dagli anni 70 fino al nuovo millennio con sketch e battute genialmente orchestrate dallo stesso Villaggio.

 

Ne il secondo tragico Fantozzi, i dipendenti dell’azienda vengono costretti a seguire il cineforum serale, ore e ore di film muti con lunga discussione finale……anche durante la fase conclusiva dei mondiali di calcio.

Fantozzi, invitato a condividere la propria idea sulla proiezione,  si ribella con la celebre frase……. “…….Per me la Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!” diventando per pochi attimi l’idolo aziendale, prima di essere tutti costretti a far rivivere le sequenze più tragiche del film ogni sabato pomeriggio fino all’età pensionabile.

Quasi nessuno sa che Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, regista della propaganda sovietica, partorì il grande lungometraggio traendo spunto da un fatto realmente accaduto nel 1905.

Cito wikipedia che ne sa più di me:

Il 27 giugno 1905, mentre era alla fonda nell’isola di Tendra, in attesa di essere raggiunto dal resto della flotta per prendere parte ad una esercitazione, il suo equipaggio si ammutinò in seguito al tentativo da parte del primo ufficiale Ippolit Giliarovskij di obbligare l’equipaggio a mangiare carne infestata dai vermi. Durante i disordini, gli ammutinati uccisero sette dei diciotto ufficiali, compreso Giliarovskij e il capitano Evgenij Golikov, e gli ufficiali superstiti vennero messi agli arresti, mentre tra gli insorti, il marinaio Grigorij Vakulenčuk a capo dell’ammutinamento, venne ferito mortalmente. I marinai della nave organizzarono a bordo una commissione, nominando loro portavoce il marinaio Afanasij Matjušenko.

L’equipaggio della silurante di scorta N. 267, che aveva portato la carne a bordo della nave alla fonda, seguì l’esempio dei marinai della corazzata. La nave ritornò ad Odessa issando la bandiera rossa ed appoggiando i disordini che nel frattempo erano scoppiati in città e che si acuirono durante i funerali di Vakulenčuk. Durante questi disordini due colpi imprecisi, partiti dai cannoni da 152 mm della corazzata vennero indirizzati verso il palazzo dove erano riunite le autorità locali zariste.

L’ammiragliato russo inviò allora due squadroni di navi da battaglia col compito di riprendere la nave o di affondarla e quando la corazzata Potëmkin, lasciata la base di Odessa puntò sul gruppo da battaglia e lo scontro sembrò inevitabile, i marinai delle navi zariste rifiutarono di fare fuoco, esternando la loro solidarietà verso gli ammutinati e consentendo loro di passare indisturbati attraverso la flotta per dirigersi in mare aperto e scappare. Un’altra corazzata, la Georgij Pobiedonosec, si unì ai ribelli e le due corazzate insieme alla silurante puntarono verso Sebastopoli; tuttavia, sulla corazzata Georgij Pobiedonosec le forze lealiste ebbero in seguito il sopravvento e la nave abbandonò gli ammutinati.

La corazzata Potëmkin dopo aver peregrinato a lungo nel Mar Nero, si diresse verso la Romania giungendo nel porto di Costanza dove le autorità negarono il permesso di attracco, sparando anche su un gruppo da sbarco della nave. Tra i membri dell’equipaggio che si erano recati a terra, molti trovarono rifugio clandestinamente in Romania. Tra coloro che vennero rimpatriati in Russia, una parte furono condannati a varie pene detentive, mentre taluni dei capi della rivolta finirono davanti la corte marziale e alcuni di essi fucilati.

Tra i rivoltosi che avevano trovato rifugio in Romania, mischiandosi con la popolazione locale, c’era anche colui che era stato portavoce dei rivoltosi, Afanasij Matjušenko, il quale nel giugno 1907 si trasferì in Ucraina per svolgere attività anarco-comunista nella città di Odessa (allora appartenente alla Russia zarista). Il 30 luglio dello stesso anno venne arrestato a Nikolaev, processato da un tribunale militare, condannato a morte e giustiziato mediante impiccagione a Sebastopoli, il successivo 20 ottobre.

 

Possiamo in pratica dire che la rivolta della Potemkin fu il primo atto della rivoluzione Russa, che si svilupperà ben 12 anni dopo e che vedrà salire al potere Stalin.

Il termine rivoluzione (da latino: reolvere ovvero rovesciare), indica un cambiamento radicale tendente a sostituire la presente condizione con una nuova e (si auspica) più felice.

Alcuni esempi di rivoluzione possono darci l’idea più ampia e dettagliata del fenomeno:

Il 68′ e il 77′ hanno ospitato i moti degli studenti che spinti dall’edipico ardore hanno tentato di sovvertire la legge dei padri, vedendosi poi in parte restaurati ( dalla Restaurazione post Napoleonica europea) nel consumismo anni 80-90.

La fine del diciottesimo secolo vede il consolidamento delle istituzioni liberali e democratiche attraverso la rivoluzione Francese.

Gandhi pensava che le ingiustizie dovessero essere combattute attraverso la rivolta pacifica, lontana dalla guerra sociale, e motivata da una spinta emotiva che partiva dall’interno.

Lo stesso Gandhi, parlando dell’imminente indipendenza dell’India dall’Inghilterra, asseriva che il popolo indiano non sarebbe stato libero dopo il colonialismo senza un attento lavoro di ricostruzione interna SWARAJ…..infatti la dominazione Inglese lasciò il posto al regno delle rigide caste che non migliorò  di certo la condizione di gran parte della popolazione.

Io sono per quest’ultima idea, cioè concordo con il Mahatma ( grande anima), cioè ritengo fondamentale una rivoluzione interna, per me solo così il cambiamento diviene definitivo e pronto al successivo.

Ma come attuare questa rivoluzione apparentemente silenziosa?

Il mio coaching si occupa della ricodifica dei pensieri, delle azioni, delle emozioni che ci impediscono questa (ri) evoluzione, che giornalmente non ci consentono di vedere il bicchiere mezzo pieno, e che ci obbligano ad una ruminazione mentale costante e priva di risultati.

Il  compito personale del lifecoach mira a focalizzare il lavoro sul risultato/scopo attraverso ad una sorta di SWARAJ interno e specifico che ha come fine l’eliminazione di tutto ciò che ci limita attraverso una tecnica collaudata da decenni in qualsiasi insieme la si possa attuare.

 

Sei pronto a cominciare?

 


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