Nel 1975 Sidney Lumet dirige Quel pomeriggio di un giorno da cani, una delle migliori interpretazioni di Al Pacino, il mio attore preferito.
La vicenda narra di tre rapinatori che intendono fare il colpo che permetterà loro di svoltare pagina e di vivere finalmente sereni.
In breve, il più giovane fuorilegge abbandona il trio fin da subito, sentendo puzza di bruciato, quello strano presentimento che se non lo ascolti poi rischi di pentirtene, gli altri due, decidono di continuare ed effettuano la rapina.
Naturalmente nell’azione parecchie cose vanno storte e i due trovano nella cassaforte poche migliaia di dollari, non certo la somma che ti fa svoltare, e perdi più rimangono incastrati all’interno con parecchi ostaggi e con la polizia pronta a tutto all’esterno per fermare i due sfortunati.
Al Pacino (Sonny), la mente della coppia, si trova davanti ad un bivio, arrendersi, veder sfumare i propri sogni ( ha una moglie che vuole lasciare per un’amante gay tra le mille che cose che ha in testa) e farsi parecchi anni di galera oppure andare avanti con le proprie idee per tentare la fuga con il suo socio.
Al decide di non mollare a costo di perdere la propria vita e mettere a rischio anche quella del compagno, e per perseguire i suoi ideali prova con ogni mezzo a farsi amica la folla che ha ormai circondato la banca ed inizia a lanciare messaggi di libertà e protesta che vengono trasmessi dai media su scala nazionale.
L’unicità del suo gesto di ribellione viene accolto con entusiasmo dalla massa che è repressa dalle regole di una società che trasforma il sogno in regola.
Qui vorrei soffermarmi per ampliare il discorso della scelta e del modello.
Fondamentalmente ritengo malsano non seguire i propri sogni. La mia esperienza, che si rifà inoltre ad autori come Jung, Freud, Jodorowsky, Castaneda, Galimberti, Recalcati, solo per citarne alcuni, mi pone contro a tutto ciò che è repressivo nei confronti dell’unicità del gesto che è SACRO!
Il nostro desiderio ( da latino de-sidero, ovvero rimandare al governo delle stelle il proprio sogno) va protetto e coltivato, come i bambini caparbiamente provano a reggersi in piedi, come i gatti corrono in equilibrio sui cornicioni, come le aquile che spingono i piccoli a volare per la prima volta e sanno che da quel momento non li rivedranno mai più.
Il mio coaching prevede come missione (il mio sogno personale) di aiutare le persone a raggiungere il proprio sogno/desiderio elevando la qualità della vita dei miei clienti attraverso un attento lavoro di ri-codifica e ri-qualifica dell’azione, del pensiero e dell’emozione.
Solo in questo modo il sogno potrà veder luce nella vita conscia, rendendoci liberi dal giudizio e dal senso di colpa imposto.
Sempre di più il mondo in cui viviamo tende a farci riporre i nostri sogni sotto tonnellate di doveri, paure, azioni ripetitive che ci indeboliscono fisicamente e mentalmente.
E’ ora di perseguire i nostri obiettivi, dai sogni possiamo trovarne la strada.