L’ Adolescenza è il tempo della riflessione.
Nasciamo con l’idea del mondo che ci hanno dato i nostri genitori o che ci è trasmesso dalla cultura.
Con l’adolescenza e la comparsa della sessualità cominciamo a sviluppare un atteggiamento critico, in cui si mette in crisi la visione del mondo dei nostri genitori, giudichiamo quindi gli avvenimenti con la nostra testa, provocando una reazione al senso comune ( che non è il buon senso eh!!) delle cose.
Socrate diceva che per argomentare un’idea l’uomo deve liberare il proprio punto di vista da fede, religiosa o politica, dell’autorità ed ergersi come garante tra l’esperienza e il suo giudizio.
L’atteggiamento è quello del provare e discutere il fatto senza plagi esterni, oggi riconducibili alla tv, ai giornali e al web.
L’adolescente esce dal gregge sociale e prova sulle proprie spalle come effettivamente è il mondo, a prescindere da ciò che gli viene detto da fuori. In questo tempo incerto si vive un età feconda, si prepara il terreno all’ uomo che vogliamo diventare.
In occidente la cultura ci riporta al pensiero di Greci e Cristiani, i primi guardano alla natura e ne studiano le leggi, i secondi ascoltano i precetti che la religione insegna e vi si aderiscono.
Nel mondo greco la verità va cercata, va vista, va vissuta in toto e poi se ne traggono le dovute conseguenze, che sono diverse da quelle dei genitori e della comune società. Così nasce il dialogo, lo scontro diretto tra le opinioni, una guerra tra i due punti di vista.
Fortunata è oggi quella famiglia che insegna ai figli a cambiare costantemente il punto di vista, perché la verità sta in piedi da sola senza artificiali strutture culturali, politiche, sociali.
Come possono i genitori avvicinare i figli a questo processo?
Il modo peggiore è imporre la propria verità a prescindere, l’adolescente non l’accetta perché non è giustificata dall’ esperienza emotiva, mentale, materica e spirituale. Tutto ciò che è imposto provoca reazione e distrugge il rapporto. e guai se l’adolescente non si ribella, il processo scatterà in età adulta e travolgerà sia la famiglia di origine che quella di nuova costruzione.
Il coaching relazionale permette ad un genitore di avvicinare il proprio pensiero attraverso l’invito e non all’ obbligo, con l’aiuto dell’empatia si condividerà la propria esperienza (o verità) utilizzando un processo emozionale e sensoriale estremamente efficace e riproducibile in ogni contesto.
La tristezza nel vedere il proprio figlio ribellarsi al nostro pensiero si tramuterà in gioia nel percepire le emozioni comuni che un esperienza significativa vorrà offrire.
A settembre dedicherò alcune sedute a genitori desiderosi di accompagnare i propri figli verso la verità evitando lotte e contraddizioni inutili al nucleo famigliare. Stay tuned!